Come dimenticare gli slogan “quel solletico speciale” o “arrivano i piemontesi!” o ancora l’atmosfera famigliare all’ombra di un buon calice di Asti spumante condita dalla colonna sonora di famoso brano gospel. E come non ricordare il “sempre più in alto!” riferito ad un grappa che celebrava le vinacce piemontesi. Su questo blog lo scriviamo da qualche anno (e chiediamo scusa per le ripetizioni, ma la passione è tanta): i vini piemontesi sono “desaparecidos” della pubblicità delle Feste dove un tempo imperavano, facendo scorribande anche in altri periodi dell’anno. Qualcuno ricorderà il “Domenica si brinda con President” che destagionalizzava un famoso spumante che si faceva a Canelli, nell’Astigiano. Oggi è il deserto mediatico. I grandi marchi sembrano avere tirato i remi in barca. Nessuno spot tv, sponsorizzazione di livello, campagna stampa per promuovere gli spumanti made in Piemonte e, in particolare, l’Asti e il Moscato d’Asti docg. Oltretutto per l’Asti, in crisi di vendite (dal 2011 ad oggi si è passati da 81 ad una previsione di 55 milioni di bottiglie) la réclame avrebbe potuto rappresentare una buona spinta. Invece niente. Dal Consorzio dell’Asti fanno sapere di attraversare una stagione di vacche magre e di avere comunque aperto tavoli di confronto con le grandi aziende per convincerle a tornare a investire sulle “bollicine dolci piemontesi” un tempo più vendute e brindate al mondo. Stando a quello che non si vede su reti tv, giornali e nuovi media, il confronto per ora non sembra avere sortito effetti positivi. «Le risorse sono poche. Poi anche le aziende devono fare comunicazione sull’Asti» fanno sapere dal Consorzio di piazza Roma. E gli altri Consorzi vinicoli? Poco o nulla. Piemonte Land of Perfection (PloP), il superconsorzio voluto dalla Regione Piemonte che ha come missione l’armonizzazione delle attività di promozione vinicola, punta a fiere e saloni internazionali. Quello, insomma, che facevano e fanno i consorzi, ma con un unico marchio. Servirà? Gli enti coinvolti non sono sempre soddisfatti. Qualcuno non vede di buon occhio la commistione in un’unica area, sia pure nelle diversità, tra i vari enti consortili che, tra le altre cose, con quote diverse, contribuiscono all’esistenza e attività di PloP. Il Consorzio dell’Asti ha in ballo l’operazione “Lady Asti”, sorta di contest canoro in quel di Shangai che nel 2015 ha vissuto la sua terza edizione. Chi organizza assicura che nel tempo si raccoglieranno frutti. Resta da capire quanto sarà questo tempo. Il Consorzio del Barolo e Barbaresco è da tempo, in linea di massima, silente. La sensazione è che il Re piemontese dei vini non abbia esigenza di spingere le vendite più di tanto. Il business è ben oliato e i produttori fanno da sé. Tuttavia ogni tanto un piccolo faro per sottolineare questa eccellenza piemontese non guasterebbe, non fosse altro per riconoscenza di territorio. Quelli della Barbera si sono affidati a Expo, fiere e web con un blog in inglese che, per ora, non è molto visitato. Di campagne media, però nemmeno l’ombra. Risorse risicate anche in questo caso? Idem il Brachetto che sta affrontando, si spera con esisti più positivi della scorsa stagione, l’ennesima crisi. Gavi, Roero, Freisa, Malvasia, Colli Tortonesi, Nebbioli Alto Piemonte, non pervenuti. Un piccolo accenno merita il Consorzio Alta Langa. Lo spumante brut di collina è natto anni fa con grandi progetti. Oggi sembra esser caduto nel limbo: zero comunicazione, zero pubblicità. L’Alta Langa si fa ancora, ma neppure una parola sull’ambizioso traguardo del milione di bottiglie. Viene da chiedersi se i produttori ci credano ancora.
Per fortuna ci sono i privati che pro domo loro investono in pubblicità. Tra tutti segnaliamo Duchessa Lia del gruppo Capetta di Santo Stefano Belbo che da tempo usa slogan territoriali. L’ultimo – Astigiano, Monferrato, Langhe terre uniche al mondo dove nascono i nostri grandi Doc e Docg. Duchessa Lia. Nobili vini del Piemonte – echeggia la recente nomina Unesco dei paesaggi vitivinicoli piemontesi a patrimonio dell’Umanità. Ben fatto. Poi c’è il “fenomeno” 958 di Santero (altro marchio santostefanese), lo spumante brut che non ha paura di “prosecchizzare” è si è imposto al pubblico con una campagna prezzi aggressiva (nei market una bottiglia anche a meno di 4 euro) e tuttavia con una forte immagine glamour e sponsorizzazioni di livello come le partite di Champions e altri eventi sportivi di rilevanza nazionale e internazionale senza disdegnare réclame locali, come i totem sulla piazza di Canelli, centro astigiano dove più di un secolo fa è nato il primo spumante italiano per merito dei Gancia. Qualcuno ha visto in questo quasi un affronto. Altri si sono chiesti perché quei totem non siano stati presi da marchi locali a cui pare siano stati offerti. Questioni di strategie. Tra le iniziative private anche quelle di alcune Cantine sociali che hanno avviato, già da qualche settimana, campagne natalizie sulla stampa locale. Meglio di niente.
Intanto, però, sui media impazzano le pubblicità delle bollicine non piemonesi: dai blasonati Champagne francesi ad altri vini italiani, dal Prosecco al Trento, al Franciacorta, ai brut con denominazioni aziendali. Lo abbiamo scritto più volte, ma lo ribadiamo anche quest’anno, purtroppo: quanto ci manca quel “Arrivano i piemontesi!”. Qualcuno ha fegato e voglia di resuscitare l’orgoglio sabaudo, almeno per quanto riguarda i vini? (nota personale dell’autore: e che a fare questo ennesimo appello alla piemontesità vinicola sia uno nato lontano dal Piemonte ma piemontese di adozione da quasi tutta la sua vita dovrebbe far pensare)
Filippo Larganà (filippo.largana@libero.it)
Ecco qui di seguito alcuni spot che hanno protagoniste produzioni enologiche piemontesi (curioso lo spot girato a Pisa dell’amaro Diesus Barbero)
http://www.dailymotion.com/video/x2on6z2