
Il mondo dell’Asti Spumante e del Moscato d’Asti docg è sempre in fermento. In questi giorni, infatti, sono molte le notizie degne di nota. Cominciamo da quelle più recenti.
Gli Asti docg premiati

Da poco il concorso “The Champagne & Sparkling Wine World Championships” uno dei più prestigiosi eventi che premia i migliori spumanti del mondo, ha diffuso i risultati dell’edizione 2021. Tra i premiati, in mezzo a un mare di Trento Doc, Franciacorta docg e, naturalmente, Prosecco docg e doc, ci sono anche due Asti docg, uno in tipologia non dolce, l’Asti docg Secco “Esploro” della Bosca di Canelli (Asti), l’altro è l’Asti docg Acquesi della Cantina Cuvage di Aqcui Terme (Alessandria) nella classica tipologia dolce.

Questi riconoscimenti dimostrano come lo spumante a docg da uve moscato bianco che si fa in Piemonte dal 1865 è e rimane ai vertici della categoria. Resta da capire come mai altre bollicine piemontesi a docg, come, ad esempio, l’Alta Langa o il Brachetto d’Acqui non compaiano in questo concorso internazionale. Non sono rientrati nei parametri o non sono stati proprio presentati?
Sbloccare

Qualche giorno fa, a Santo Stefano Belbo in provincia di Cuneo, c’è stata una riunione della cosiddetta “parte agricola”, per differenziarla dalla “parte industriale”, che rappresenta i vignaioli in seno al Consorzio dell’Asti Spumante e del Moscato d’Asti docg. I dirigenti dell’ente consortile, insieme al presidente Lorenzo Barbero, hanno presentato gli ultimi dati relativi al “fascettamento”, cioè alla richiesta da parte delle aziende vinicole dei contrassegni ministeriali che, per legge, devono essere apposti sulle bottiglie di Asti e di Moscato d’Asti prima di essere messe in commercio. In estrema sintesi si può dire che i numeri sono positivi e che molto probabilmente nell’anno in corso si arriverà attorno ai 100 milioni di bottiglie. Merito dell’export e, per quanto riguarda l’Italia, delle vendite nella GDO, cioè nei supermercati. Non è poco se si pensa al periodo difficile che il Paese e il mondo intero stanno attraversando dal 2020 a causa della pandemia. In generale il mondo del vino italiano ha tenuto e quello dell’Asti e del Moscato d’Asti docg non ha fatto eccezione. A Santo Stefano Belbo si è, dunque, parlato dell’eventualità di concedere lo sblocco della riserva, corrispondente circa 10/11 quintali ad ettaro, a favore di quelle aziende che lo hanno chiesto per far fronte alla richiesta dei mercati. Un tempo dalla parte agricola sarebbe arrivato un secco “no” sull’onda dei timori di eventuali speculazioni. Oggi, come hanno fatto notare i rappresentanti di parte agricola in seno al CDA del Consorzio, le cose sono cambiate e lo sblocco appare una occasione per tutti, parte agricola e parte industriale. Ha detto il vicepresidente senior, Stefano Ricagno: «La nostra predisposizione allo sblocco è frutto di un lungo dibattito. È anche un’occasione in più a favore di quelle Case spumantiere che credono nell’Asti». Una posizione condivisa dagli altri consiglieri di parte agricola, del resto i vignaioli sono elemento integrante nel “parlamentino” dell’Asti docg e controllano in prima persona ogni azione e reazione in favore della denominazione. Per questo la base dei coltivatori sarà chiamata a votare per lo sblocco il 4 novembre, con voto telematico via posta elettronica certificata. Anche questo è un segno dei tempi. È toccato poi al direttore, Giacomo Pondini illustrare le molte attività di comunicazione e valorizzazione: dalla partnership con lo chef Alessandro Borghese, agli eventi diMixology, dalla collaborazione con le ATP Finals di Tennis che si svolgeranno a Torino a cui parteciperanno gli 8 migliori tennisti del mondo con l’Asti e il Moscato d’Asti docg uniche bollicine ufficiali in tutti gli eventi del torneo, a quella con il mondo della cucina del territorio all’intensa attività sui canali social. Insomma un programma fitto di iniziative teso a confermare il mondo dell’Asti e del Moscato d’Asti al centro della scena vitivinicola italiana e internazionale. Lo scopo è quello di aumentare le vendite sul mercato italiano. E per questo c’è la scelta di investire “a casa propria”. Non è e non sarà facile. I vignaioli saranno in grado di reggere la sfida? Di capire che attraverso una consapevolezza maggiore e responsabile potranno partecipare in prima persona allo sviluppo di una intera filiera che ha ancora moltissimo da dire in Italia e nel mondo? I presupposti sembrano esserci tutti.
In coda alla riunione un paio di temi collaterali: le performance non esaltanti dell’Asti non dolce, tipologie da Dry a Pas Dosé (ma i premi sembrano dare ragione alle aziende che continuano a produrlo) «È una occasione che si dà per ampliare al massimo delle seue potenzialità la gamma della denominazione Asti» ha spiegato Stefano Ricagno, e, come ha annunciato il sindaco del paese, Laura Capra, una nuova rotonda stradale con i loghi della denominazione che sarà installata all’ingresso di Santo Stefano Belbo (direzione Canelli) uno dei centri più importanti della zona di produzione.
I Sorì, da marchio a modello

Emanuele Contino, Gabriele Saffirio e Luca Tosa sono tre giovani rimasti con i piedi ben piantati nella terra del moscato bianco. Il loro mondo professionale, e non solo quello, orbita attorno alla produzione dell’Asti e del Moscato d’Asti. Di questo mondo, presente in Piemonte da secoli, i “sorì”, cioè le vigne che eroiche con pendenze importanti che ancora oggi, in massima parte, sono coltivate a mano e, al di là della viticoltura, rappresentano un patrimonio paesaggistico e di tutela idrogeologica e ambientale che è stato uno dei tasselli fondamentali per la costituzione dei paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato dal 2014, primi tra le aree vitivinicole di pregio d’Italia, dichiarati dall’Unesco sito internazionale e Patrimonio dell’Umanità. Dunque dopo tanto parlarne con personaggi che ne sposarono la causa in pieno, come l’assicuratore santostefanese Giovanni Bosco che per anni ne difese l’importanza storica e materiale, e l’associazione dei Comuni del Moscato (presidente Alessio Monti, sindaco di Cassine) guidata dai primi cittadini dei 51 Comuni della zona di produzione della denominazione Asti docg e con il supporto fattivo del Consorzio dell’Asti e del Moscato d’Asti docg,, non solo s’è fatto solo il censimento di ventimila ettari di vigneti, ma anche il marchio “Sorì Eroici” che, nelle intenzioni, dovrebbe identificare non solo le vigne impervie del moscato bianco, ma anche quelle di molti altri vigneti piemontesi, dalla barbera al nebbiolo, dal dolcetto al bracchetto al cortese e altre tipologie di alta collina. «È un progetto ampio e ambizioso che mira alla bellezza e all’unicità di queste vigne e delle uve prodotte per vini che rappresentino al meglio lo spirito e l’essenza della produzione vinicole del Piemonte» assicurano Tosa, Saffirio e Contino. Però il vino va venduto e il lavoro da fare per far capire ai consumatori il valore del marchio “Sorì Eroici” sarò molto e non facile. Intanto quasi una quindicina di aziende hanno aderito al progetto, rappresentano 44 ettari di sorì. Se lo vorranno, già da questa vendemmia, potranno fregiarsi del simbolo dei Sorì Eroici, magari spiegando e raccontando la genesi e gli scopo di un marchio che è qualità, ma anche futuro e programmazione. È un primo passo incoraggiante per un logo che, alla fine, vuole essere un simbolo di eccellenza che potrebbe coinvolgere anche l’enoturimo quella stretta sinergia tra vino e turismo che sempre di più anche in Piemonte si sta considerando uno strumento prezioso di economia e anche di difesa del territorio, della cultura, delle comunità e delle società piemontesi del vino. Non è poco.