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Vino & disciplinari. Freisa d’Asti doc: cambia qualche regola già dall’annata 2021. Mobrici (Consorzio): «Norme rimodulate per crescere»

Cambia il disciplinare del Freisa d’Asti doc e il presidente del Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato, Filippo Mobrici, non ha dubbi e dichiara in una nota: «Il Freisa è un antico e nobile vitigno piemontese e la rimodulazione del suo disciplinare è un passaggio importante verso un nuovo orizzonte della sua valorizzazione. Siamo soddisfatti del risultato raggiunto, ma ora è necessario che i produttori colgano l’opportunità credendo e investendo attivamente nella valorizzazione di una denominazione che può dare grandi soddisfazioni». 
Come a dire “noi abbiamo fatto il lavoro, ora, però, tocca a chi il Freisa lo produce”.
In che cosa consistono le modifiche al disciplinare approvate e pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale lo spiega il comunicato rilasciato oggi dallo stesso ente consortile che riferisce: “… L’annunciata modifica del disciplinare Freisa d’Asti Doc diventa realtà operativa. Un complesso di trasformazioni mirate a restituire nuova linfa alla denominazione, con alcune particolarità degne di rilievo che porteranno presto a reinterpretare il vino e le sue caratteristiche. 

I cambiamenti, che riguarderanno già le bottiglie della vendemmia 2021, possono essere sintetizzati in due punti: semplificazione e comunicazione. Un po’ per andare incontro al favore del mercato e, di conseguenza, per avere maggiori possibilità di raccontare un vino che rappresenta allo stesso tempo il Piemonte e il Monferrato. Un totale di circa 200 ettari coltivabili in quasi tutta la provincia di Asti, con particolare riferimento alla parte Nord-Ovest verso il Torinese, e una versatilità racchiusa nelle sue molteplici declinazioni: vino fermo, superiore, frizzante e spumante

Fra le modifiche arriva il cambio della base ampelografica, portando a 90% Freisa e 10% di vitigni a bacca nera non aromatici idonei alla coltivazione regionale piemontese. La tipologia Superiore dovrà essere invecchiata fino al 1° novembre dell’anno successivo alla raccolta, con passaggio in legno di almeno 6 mesi. Abbassamento dell’acidità totale minima da 4,5 g/l a 5,5 g/l, variazione che non si applica alla versione spumante. Possibilità inoltre di indicare in etichetta, oltre alla denominazione, l’unità geografica aggiuntiva più ampia del territorio di produzione Piemonte per connotare ancora più specificamente il legame tra il vino e il territorio.

Aumentato il titolo alcolometrico naturale delle uve, che passa a 11,00% per le versioni base e a 12,00% nella versione Superiore, ma anche l’estratto non riduttore, a 21,0 g/l per il base e a 23,0 g/l per il Superiore. Per quanto riguarda le versioni spumantizzate, invece, il disciplinare prevede alcuni aggiornamenti mirati a modernizzare la tecnica produttiva. Novità anche per il confezionamento, che definisce, a eccezione della versione Superiore, la possibilità di utilizzare altri materiali idonei al contatto con gli alimenti, esclusa la plastica. Si tratta di un’apertura che cerca di individuare, assieme al vetro, altre soluzioni potenzialmente ispiratrici di nuovi consumi”.

Si tratta, dunque, di modifiche sostanziali che potrebbero allargare la gamma dei vini d’Asti ottenuti da uve freisa. A patto che, come dice Mobrici, che la filiera ci creda e in Piemonte questo non è per nulla scontato.

fi.l.

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