
Il vino italiano? Non è ancora profeta in patria. Le diatribe su Asti e Moscato docg? Inutili e dannose. Il ruolo dei Consorzi di tutela? Tutelino e lascino alle aziende il marketing del brand. È un Lamberto Vallarino Gancia a tutto campo quello che Sdp ha incontrato alla Konfresshaus di Zurigo, in occasione della partecipazione del Consorzio Alta Langa, di cui Gancia è presidente, all’evento “Barolo & Friends”.
L’industriale canellese, della quinta generazione di imprenditori vinicoli, presidente, recentemente riconfermato, di Federvini e al timone anche del Ceev, il Comité Européen des Enterprises Vins, sorta di Ue del vino, non si è sottratto alle domande. Ecco le sue risposte.
Presiente Gancia, tutti parlano delle buon performance del vino italiano all’estero, ma nessuno, o quasi, di come vadano, al di là dei numeri, le vendite del vino in bottiglia e di facsia medio-alta in Italia. Com’è la situazione?
«Segna il passo. Il mercato italiano non si avvicina ai dati dell’estero e anzi arretra. Però se è vero che gli italiani bevono meno c’è di buono che lo fanno meglio»
Magra consolazione per chi vende vino. La crisi ha colpito anche questo settore?
«Non c’è dubbio, anche se alla contrazione delle vendite concorrono anche le campagne antialcol e il cambio di abitudini alimentari»
Che fare?
«Bisogna impegnarsi di più e fare promozione in casa nostra dei nostri vini»
Facile a dirsi, ma il comparto appare un po’ statico…
«L’imperativo resta: valorizzare le nostre eccellenze, in Italia e all’estero, deve essere il primo pensiero di entii, istituzioni e imprese. Altrimenti non si fa business».
La sua famiglia ha inventato il primo spumante d’Italia, oltre un secolo e mezzo fa. Cosa dice delle bollicine piemontesi oggi?
«Stanno vivendo una stagione positiva. Asti e Moscato d’Asti in testa. Spero davvero che case vinicole, cantine sociali, vinificatori e vigneron comprendano il periodo d’oro e ne sfruttino appieno le possibilità»
Sa tanto di tiratina d’orecchi…
«E per forza. Guardi, al Consorzio Alta Langa parte industriale e agricola trovano l’accordo in un lampo e senza polemiche sterili. Ne va del futuro di un piccola produzione spumantistica che, però, sta raccogliendo sempre più successo…»
Allude alle liti sul moscato?
«Sì, sono inutili e dannose. Non è possibile che le parti, industriale e agricola, si guardino sempre in cagnesco adombrando sospetti e mettendo in atto ripicche. Si deve ritrovare l’unità, altrimenti saranno dolori»
Però è stata proprio la Gancia, insieme a Martini & Rossi e altre cantine medio-piccole, a lasciare l’ente spaccando l’unità, almeno consortile…
«Per divergenze con la politica consortile in materia di promozione del marchio. Ma le pare giusto che un Consorzio faccia pubblicità al proprio marchio, il famoso cavaliere dell’Asti. E le industrie, che ci stanno a fare? Loro devono reclamizzare i propri marchi, senza sovrapposizioni, neppure dal Consorzio»
Scusi, ma la valorizzazione è nella missione dei Consorzi e altri enti consortili hanno fatto e fanno le stesse cose che si fanno sull’Asti docg: il Chianti Classico, il Parmigiano Reggiano, il Grana Padano, il prosciutto di Parma…
«Non è la stessa cosa. Dietro a questi enti non ci sono grandi marchi impegnati sul mercato. Dietro all’Asti e al Moscato docg sì».
Non esclude che Gancia possa rientrare nel Consorzio dell’Asti?
«Se cambiano politica…»
Parliamo dei nodi del settore moscato. La città di Asti vuole entrare nella zona di produzione, c’è il rebus delle rese, se aumentarle o no, e del prezzo dell’uva…
«La legge europea, a cui anch’io ho contribuito, parla chiaro: le denominazioni geografiche si difendono solo se il luogo che dà il nome al vino è all’interno della zona di produzione. Quindi la città di Asti deve essere compresa nell’area del moscato. E faccio notare che mentre la denominazione Asti docg è difendibile e tutelabile in tutto il mondo, quella Moscato no. Quindi corriamo ai ripari subito, almeno per l’Asti, e poi pensiamo al mercato che chiede moscato a gran voce. Tra quelli stranieri e italiani il nostro Moscato d’Asti, anche su una fascia superiore di prezzo, deve esserci. Per quanto riguarda le rese delle uve, queste devono essere commisurate alle esigenze del mercato che oggi chiede Asti e Moscato. Chi ha paura delle speculazioni industriali teme il libero mercato e quetso non è attuale».
Sdp
@Gianluigi: no, la persona a cui ti riferisci tu è il padre di Lamberto, Vittorio Vallarino Gancia, anche lui, fino ad alcuni anni fa, impegnato nella conduzione dell’azienda vinicola di famiglia.
VALLARINO GANCIA DEL QUALE SI TRATTA NEL SERVIZIIO E’ LA STESSA PERSONA CHE NEL 1975 FU LIBERATO DALLE BRIGATE ROSSE ALLA CASCINA SPIOTA DI MELAZZO D’ACQUI ?
ùFATEMI SAPERE. CORDIALMENTE. GIANLUIGI PERAZZI DIRETTORE RADIO ACQUI VALLEBORMIDA MOINFERRATO
Mi scuso per l’intromissione ma do’ ragione a Maurizio, l’Asti l’abbiamo fatto noi,voi producete tanto (di piu’ possibilmente )su questi suri’ poi noi usciamo dal consorzio perche’ non mi fate fare la pubblicita’ al marchio Gancia…..(magari di Pinot di Pinot) e pure col contributo agricolo…
Per quanto riguarda il comune di Asti e’ giusto che entri e faccio una proposta : Qualcuno estirpi i 21 ha abusivi ;l’Assessore Sacchetto riprenda la perizia Corino Scienza dopodiche se una certa zona e’ vocata Qualcuno paghi i diritti d’impianto come quelli dei suri'(vedi sopra)
Ciao e w il Moscato d’Asti
E’ apprezzabile che Mr Gancia parli chiaro e senza giri di parole. Il concetto mi pare questo: “l’Asti l’abbiamo fatto noi e lo gestiamo noi. Si prega di non disturbare”. Posizione legittima: però dire che dietro il Chianti Classico non ci sono grandi marchi impegnati sul mercato mi pare grossa.
Certo che i viticoltori temono il libero mercato. Le DOC e le DOCG si fanno apposta per porre ad esso alcuni vincoli: al fine di evitare di andare in malora. Non è attuale? Al contrario, è attualissimo, basta vedere cosa succede a tanti altri vini. Le rese non sono regolate da un rubinetto che si apre e si chiude a comando, il sistema è un po’ più rigido e complesso … rimango perplesso a leggere affermazioni semplicistiche come queste, da liberismo da bar Sport, da parte di un membro di una grande famiglia del vino italiano.
“Tra quelli stranieri e italiani il nostro Moscato d’Asti, ANCHE SU UNA FASCIA SUPERIORE DI PREZZO,deve esserci”….risolto questo tutto il resto è condivisibile al 100%…. ma la ditta Gancia è disposta a pagare le uve moscato per il Moscato d’Asti (quello dei sorì) un 20-30% in più.Dare buoni consigli costa nulla…realizzarli un po’ di più.
Buon Moscato d’Asti
giovanni bosco
presidente CTM