
La catena di supermercati Sisa, per i suoi punti vendita del Centro-Sud Italia, propone una bottiglia da 75 cl. di Asti spumante Riccadonna (Gruppo Campari) a meno di 2 euro, per la precisione a 1,99, meno di un chilo di pane o un chilo di cipolle. Praticamente un “supersaldo” natalizio ha hard discount. La promozione, bottiglia e pandoro Melegatti venduti insieme a 3,98 euro, è al centro di una campagna intitolata “Tutto il buono del Natale”, attiva dal 10 fino al 24 dicembre 2009. La locandina è scaricabile dal sito http://www.sisacampania.it/offerte.htm.
Per noi di Sdp è l’ennesima dimostrazione che alcune industrie preferiscono svendere l’Asti anziché posizionarlo su fasce medio-alte, vanificando, di fatto, il piano di rilancio dell’Asti finanziato con 40 milioni di euro e ora, provvisoriamente, bloccato dal Consorzio dell’Asti.
Scelte commerciali discutibili che sembrano avallare le spinte secessioniste di altre aziende, vedi Gancia e Martini & Rossi, che hanno annunciato l’intenzione di uscire dal Consorzio di tutela dell’Asti presieduto da Paolo Ricagno impegnato, in questi giorni, a ricucire gli strappi dell’ente (conferenza stampa prevista per lunedì 21 dicembre).
Intanto circolano voci, queste però difficili da certificare, di bottiglie di Asti docg vendute nei Paesi asiatici addirittura a 1,88 euro e negli Usa a meno di 6 dollari, più o meno 4 euro.
È evidente che siamo davanti ad un gioco al massacro che se da una parte punta ad aumentare – e non è detto che ci si riesca – i volumi del venduto, dall’altra, certamente, svilisce un prodotto che merita più fiducia, rispetto e considerazione, ma anche manager più avveduti e intelligenti.
È possibile avere tutto questo? Francamento allo stato sembra proprio di no.
Filippo Larganà (filippo.largana@libero.it)
Concordo, ovvio. Tuttavia le strategie dei grandi e medi gruppi, sempre a caccia del business più redditizio, non vanno nella direzione che tu, caro Enzo Rapalino, hai indicato. In realtà un industriale del vino è un industriale come gli altri, persegue il massimo reddito abbinato al minore costo di produzione. Non ci vuole una laurea alla Bocconi. È in questo modo che si fanno i soldi. E, nel settore del moscato, i soldi li hanno fatti non quelli che hanno fatto “grande” l’Asti e il Moscato docg, ma coloro che hanno venduto i cosiddetti spumantelli dolci, i vari Moscato Spumante o Piemonte. Roba fatta con le stesse uve ma pagate un decimo e vendute a pochi euro in meno del docg. Tuttavia, questione di filiera, fino ad oggi il sistema moscato ha retto, nonostante i ribassi, le vendite promozione e i soliti furbetti dello spumantino. Ma sinceramente non fino a quando reggerà l’ambaradan. Per la Barbera d’Asti, ad esempio, i nodi stanno venendo al pettine. Si parla esplicitamente di distillazione. Sembra ci siano 140 mila ettolitri da eliminare. Forse si farà. Ma dopo? Conviene pensarci ora a cosa fare per rilanciare il vino più caratteristico del Piemonte. A mio avviso è interesse anche delle altre aeree vinicole piemontesi. Eppoi c’è da affrontare la questione della qualità: il Barbera docg deve essere il vertice della qualità, tutto il resto, cioè l’80% della produzione, che ora ricada nella docg, vada in una doc di ricaduta, per un vino quotidiano con prezzi abbordabili e qualità accettabile. La docg, però, per favore facciamone una bandiera. Intanto, però, c’è chi compra enormi quote di invenduto, come la Barbera d’Asti e forse anche altri vini blasonati, ad un piatto di lenticchie e li vende al minimo della tariffa facendo affari d’oro ma massacrando l’immagine dei vini piemontesi. Questo – e chiudo – deve finire. Non so come, ma qualcuno deve fermare questo ciclo perverso.
Queste strategie ammazza mercato di alcuni grandi nomi, ma spesso si vedono anche tra i piccoli produttori quali potrei essere io con 40 ettari di qui 20 a moscato d Asti, sono deleterie per il mercato globale.
Svuota cantina per le grandi aziende non fanno altro che portare uno svilimento del prodotto.
In questo momento dobbiamo impegnarci per valorizzare il prodotto e la sua qualita, dobbiamo concentrarci nell aumentare la qualita, non abbattere il prezzo.
I costi di produzione per chi produce nel rispetto della qualita sono alti, ed e giusto che possa rivendere il suo prodotto in maniera adeguata.