È certo: le cantine sociali sempre di più vogliono staccarsi dall’immagine polverosa dell’enopolio gestito “alla viva il parroco”, con un’idea fissa: far produrre tanta uva ai soci, magari venderla a una grande griffe o fare tanto vino per fare concorrenza alla stessa griffe.
No, oggi le cantine sociali moderne tendono a essere percepite come qualcosa di diverso. Isole enologiche, ma con appeal differenti, manager capaci, sicuro, ma anche gente che fa sinergia (ebbene sì, la parola è questa) con altri settori che finalmente anche i piemontesi hanno capito sono complementari al mondo del vino: paesaggio, turismo, cultura.
Un esempio da manuale è la Cantina sociale di Vinchio & Vaglio, zona astigiano. Ne parliamo spesso su SdP perché quelli di V&V sono amici, ma anche e soprattutto perché fanno business, tutela del paesaggio e cultura avendo puntato, in tempi non sospetti, su un vino a cui, diciamo la verità, in molti, compresi quelli che ora lo osannano, non davano due lire due: la Barbera.
L’ultimo progetto si chiama “il Nido” ed è progettato d’intesa con architetti, Comuni e istituzioni pubbliche, associazioni culturali, parchi naturali e paleontologici. In sintesi si tratta di un’oasi vinicola dove la cultura della vigna s’intreccia con il mare astiano che in tempi preistorici ricopriva gran parte del Basso Piemonte, ma anche con la tutela di un territorio che è cuore del 50° sito italiano Unesco, quello dei paesaggi vitivinicoli piemontesi (non lo ripeteremo mai abbastanza) e con le eccellenze culturali e letterarie di un’area dove sono nati scrittori e intellettuali protagonisti della storia d’Italia: da Davide Lajolo, lo scrittore giornalista partigiano che fu radicato proprio dalle parti della Vinchio & Vaglio, a Cesare Pavese, ad Augusto Monti a Beppe Fenoglio.
Resta da capire se questa voglia di mischiare culture e colture basterà a fare uscire dal torpore un Piemonte che marcia troppo spesso a marce ridotte. Per ora l’iportante è che qualcuno inserisca una marcia un pochino più spedita.
Ma qui vogliamo parlare di vino e di come una cantina sociale non enorme, come quella astigiana faccia sovente da mosca cocchiera. Lo abbiamo chiesto a Ernestino Laiolo, direttore generale di Vinchio & Vaglio. Qui sotto la videointervista realizzata con la collaborazione tecnica di Vittorio Ubertone che firma anche il reportage fotografico della presentazione del progetto “il Nido”.
