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Regione Piemonte: un milione di euro per promuovere marchio e immagine del tartufo nero

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Il Piemonte sfida Norcia e i francesi a colpi di tartufo nero.

Sdp, pubblicando una decina di giorni fa alcune indiscrezioni, aveva anticipato il progetto regionale che va sotto il titolo provvisorio “L’oro nero del Piemonte”. Ora quell’iniziativa, che coinvolge la zona di produzione del “tuber nero” una larga fascia di Sud Piemonte tra Canelli e Alba, è in via di decollo. I costi, a quanto si sa, dovrebbero aggirarsi attorno al milione di euro.

Al centro del progetto una massiccia campagna promozionale che prevede reclame sui mezzi di comunicazione, ma anche corsi di aggiornamento professionale, eventi riservati a giornalisti e operatori della comunicazione turistica ed enogastronomica, gadget e attrezzature griffate.

Tutto dovrebbe partire a marzo con un evento clou da allestirsi ad Alba, patria del Tuber Magnatum Pico, il tartufo bianco, ma che si candida anche a capitale del Melanosporum Vit (il tartufo nero invernale) e dell’Aestivum o “scorzone” che si raccoglie d’estate. Intanto si stanno già raccogliendo le adesioni di ristoranti, scuole alberghiere e associazioni di trifulao (cercatori di tartufi).

In particolare ai ristoranti che si fregeranno del simbolo “Tartufo nero Pregiato del Piemonte”, si chiede di rispettare alcune regole. Lo scopo è quello di regolare l’uso del fungo ipogeo “non bianco” e di evitare eventuali confusioni nonostante i due frutti siano diversi, vengano raccolti in periodi dell’anno differenti (autunno il bianco, quasi tutto il resto dell’anno il nero) e si usano in cucina in modi opposti (crudo il bianco e cotto il nero).

A chef e patron dei ristoranti si chiede di: inserire nel proprio menù uno o più piatti che abbiano come ingrediente il tartufo nero pregiato del Piemonte; di non lamellarlo al tavolo, ma di farlo, eventualmente, in cucina e solo sulle ricette nel quale il Tn sia presente come ingrediente; non usare aromi di sintesi e/o naturali; esporre il materiale promozionale; proporre l’iniziativa per i mesi di marco e aprile; se possibile riprodurre il logo del progetto sul menù; distribuire materiale sul Tn e ricette a base di tuber.

Comandamenti a cui la Regione tiene in modo particolare tanto che avverte: «chi non  terrà un comportamento corretto sarà escluso dall’iniziativa a giudizio insindacabile dell’organizzazione».

I ristoratori hanno tempo fino al 21 febbraio 2009 per aderire compilando un modulo che va consegnato al Centro Nazionale Studi Tartufo di Alba.

Non mancano le perplessità: c’è chi si chiede se puntare sul Tn non danneggi in qualche modo il Tuber Magnatum Pico, vanto della cucina piemontese, ma anche al centro di polemiche e discussioni relative a quotazioni sempre più stellari e stagioni di raccolta sempre più parche. Chi vuole corsi di aggiornamento per i cuochi piemontesi non avvezzi a maneggiare il Tn e c’è anche chi ipotizza, in caso di buona riuscita della campagna di promozione regionale, un’impennata dei prezzi del “Tuber Nigro” che oggi oscilla tra i 20 e i 30 euro all’ettogrammo.

Perplessità legittime che non diminuiscono la forza di un progetto regionale teso ad aprire una nuova frontiera nell’agroalimentare piemontese.

L’iniziativa “L’oro nero del Piemonte” infatti prende le mosse da una ricerca scientifica Italoiberica nata cinque anni fa. I ricercatori appurarono che il Tartufo nero, al contrario di quello bianco, può essere coltivato con facilità. Lo sanno bene i francesi che da anni sfruttano questa proprietà. La resa per ettaro è attorno ai 250/300 chili, in aree coltivate a noccioleti o lasciate a gerbido, quindi senza alcuna competizioni agricola con altre coltivazioni.

Da qui l’idea di lanciare la sfida bianco-nera del tartufo piemontese.

Filippo Larganà (filippo.largana@libero.it)

info@saporidelpiemonte.it

       

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