Jeremy Parzen è un enoblogger, ma soprattutto un amico che scrive di vino. Spesso condividiamo punti di vista e posizioni su come dovrebbe essere la comunicazione enologica. Qualche giorno fa, sul suo blog (www.dobianchi.com), ha pubblicato un post polemico sul fatto che un paio di “esperti” abbiano definito il Franciacorta lo Champagne del futuro. L’articolo integrale lo potete leggere qui. Ovviamente JP c’è andato già di brutto stigmatizzando, con ironia, ma anche con varie tesi tecniche, l’accostamento inopportuno dei due vini.
Il fatto è che la stessa baggianata la fanno molti “comunicatori” o pseudo esperti quando parlano di Asti o di Alta Langa, due spumanti piemontesi che con lo champagne non c’entrano un fico secco. Eppure in qualche comunicato stampa (e SdP lo ha fatto rimarcare, perfino ai committenti di alcune agenzie di “comunicazione”) si parla ancora del Piemonte del Sud, dove più di un secolo e mezzo fa Gancia inventò il primo spumante italiano, come “la culla dello champagne italiano”. Una dimostrazione di ignoranza enologica, culturale e storica senza pari. Per questo abbiamo deciso di pubblicare qui la traduzione del pezzo di Jeremy, anche se parla di Franciacorta, perché è ora che gli italiani si sveglino e con loro tutti gli “esperti” per i quali non basta avere un cognome di origine italiana o sapere la lingua o avere qualche amico produttore italiano o, magari, essere titolari di un mega store. Bisogna metterci cervello. Altrimenti meglio bersi una cola.
SdP
Ecco l’articolo di Jeremy Parzen tradotto e in versione originale qui
«Quattro giorni fa il celebrato critico enologico Italiano Victor Rallo Jr. (mai sentito parlare di lui?) ed il suo compagno “ex Professore” ed anch’egli critico enologico hanno pubblicato le loro sorprendenti scoperte sul blog Snooth. “Il Franciacorta è lo Champagne del futuro” hanno dichiarato nel titolo del loro ben ricercato blog post secondo il “Pac-man” dei blogs inerenti al mondo del vino.
“L’Italia nord-occidentale e’ leader mondiale nella produzione di vini frizzanti a bassa pressione», hanno osservato con autorevolezza. «Tali vini – hanno aggiunto – sono sottoposti ad una fermentazione secondaria in vasche a pressione controllata chiamate autoclavi. Tra alcuni esempi vi e’ anche il Moscato d’Asti ed il Lambrusco».
Italia nord-occidentale? Beh, e’ vero che il Moscato d’Asti viene prodotto in quella zona.
La tradizione dei Vini Spumanti Italiani proviene da quello che Franco Ziliano (sarebbe Franco Ziliani) chiama il ‘Metodo Francese’ , fanno presente, e risale al 1850. Nulla che potrebbe rapportarsi a ciò che sarebbe avvenuto in Franciacorta.
La loro significativa rivelazione è certamente da collocare nel rango della legge di gravità universale di Newton e della teoria della relativita’ di Einstein e, come direbbero gli italiani, della scoperta dell’acqua calda.
Sfortunatamente il parallelo tra Franciacorta e Champagne continua ad infastidire la percezione della denominazione italiana sia dei consumatori che dei commercianti.
Persino il presidente uscente del consorzio Franciacorta, Maurizio Zanella, uno dei pionieri di questa denominazione, ha ammesso, in una recente intervista, che tale analogia è stato un “peccato veniale” del passato.
Il Franciacorta ha due cose in comune con lo Champagne: il tipo di Vitigno (Chardonnay e Pinot Nero) ed il metodo di vinificazione (metodo classico o metodo tradizionale).
Il clima è differente. Franciacorta risente dell’influenza Alpina mentre lo Champagne ha un clima marittimo e continentale. I coltivatori di Franciacorta gradiscono un’estate fresca perché gli permette di ottenere una migliore maturazione. Per quanto riguarda lo Champagne invece viene prediletta un’estate mite per raggiungere una maturazione ottimale delle uve. La tipologia del terreno sono anch’esse radicalmente differenti. Quello del Franciacorta è prevalentemente morenico sebbene sia presente una significativa percentuale calcarea. Il suolo dello Champagne è, per la maggior parte, composta da grandi depositi di gesso. In Franciacorta ci sono approssimativamente più di 100 coltivatori. Nello Champagne un decimo dei terreni è di proprietà dei commercianti ed il restante vanta circa 20mila coltivatori.
Quando si analizzano gli aspetti a fondo le due denominazioni non hanno in realtà così tanto in comune. Anche il carattere frizzante del Franciacorta è radicalmente differente rispetto allo Champagne, come conseguenza naturale del diverso quantitativo di zucchero utilizzato per la prima e seconda fermentazione. In Franciacorta per esempio nessuno aggiunge zucchero per provocare la prima fermentazione mentre nello Champagne è una pratica consueta e riconosciuta (sebbene sempre più produttori di Champagne la stiano abbandonando.
Infine quando queste menti eccelse si sveglieranno al profumo dei vini e si renderanno conto che il Franciacorta non è Champagne? Se solo uno di questi scrittori provasse un paio di questi vini uno dopo l’altro realizzerebbero realmente quanto l’analogia sia errata e incongrua.
Verserò nei calici un buon e salubre volo di Franciacorta il prossimo mese a New York, San Francisco, Los Angeles e San Diego per il mio blog sponsorizzato dal consorzio Franciacorta dal nome “Franciacorta, the real story”. Siate I benvenuti per una degustazione con me!”
Jeremy Parzen (www.dobianchi.com) – traduzione di Andrea Scarsi