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Ogm. Sulla sperimentazione in campo aperto rapida retromarcia di Stato e Regioni. Tutto rinviato

Veloce retromarcia della Conferenza Stato Regioni che il 28 gennaio avrebbe dovuto dare il via libera alle coltivazioni sperimentali di ogm, ossia gli organismi geneticamente modificati. Dopo le polemiche seguite alla divulgazione della notizia da quotidiani e siti Internet (Sdp è stato tra i primi) si è deciso di rimandare tutto.

L’ipotesi di un’apertura incondizionata, sia pure con paletti e regole che, però, non sembravano tutelare in modo sufficiente la biodiversità, ha sollevato un coro di critiche da parte delle associazioni ambientaliste, di alcune organizzazioni di categoria dei coltivatori, degli enti che si occupano di alimenti biologici, dei movimenti enogastronomici e di difesa delle eccellenze agroalimentari italine, e persino da parte di alcuni politici che avevano giudicato inopportuna l’apertura.

Oltre tutto molte Regioni italiane, insieme a Province e centinaia di Comuni, da anni si sono autodefinite ogm-free, senza contare Consorzi, come quella della Robiola di Roccaverano dop, che hanno nel proprio disciplinare il divieto di utilizzo di qualsiasi ingrediente o componente ogm.

C’è da segnalare che per alcuni rappresentanti regionali lo statuto per la coesistenza sperimentale in campo aperto tra coltivazioni naturali e ogm avrebbe da un lato accolto indicazioni Ue, dall’altro consentito alle Regione, di fatto, di essere sovrane in materia di divieti o concessioni delle stesse coltivazioni gm.

Una posizione nebulosa, certamente non abbastanza chiara, che, oltre ad avere suscitato polemiche veementi da parte del mondo verde e ambientalista, potrebbe avere causato la precipitosa retromarcia delal Conferenza.

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