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Notizie dalla aziende. Si chiama Pasucrà il primo Piemonte Moscato Secco doc firmato da Forteto della Luja (Loazzolo). «Figlio della nostra preziosa biodiversità»

La notizia arriva da uno dei posti più belli della Langa Astigiana, Loazzolo, dal cuore di una delle più belle oasi naturalistiche del WWF in terra piemontese, quella del Forteto della Luja e dall’omonima azienda vitivinicola che ha al timone l’enologo Gianni Scaglione (foto), figlio di Giancarlo Scaglione uno dei winemaker più noti in Piemonte anche papà del Loazzolo Doc, la più piccola Doc d’Italia che genera un passito da uve Moscato bianco a vendemmia tardiva.

Dunque la notizia è che il Forteto della Luja, azienda vitivinicola al centro della zona di produzione del Moscato d’Asti Docg e del Loazzolo doc, firma il suo primo Moscato Piemonte Doc secco.
Si chiama Pasucrà che in lingua locale suona come “non dolce”, è ottenuto da uve Moscato bianco al 100% e non è una Docg come il “fratello” dolce, ma una Doc.
Tutto in regola? «Certo – risponde Gianni Scaglione -. Del resto il disciplinare del Piemonte Moscato Doc è molto lungo e bisogna leggerselo tutto. Io l’ho fatto e nelle pieghe ho trovato la possibilità di produrre un Piemonte Moscato Doc Secco e l’ho fatto».
Perché? «Perché è un vino che ha una storia antica, conosciuta da tutti i vignaioli di questa zona che producevano il vino dolce dalle uve Moscato bianco ben prima dell’avvento della tecnologia e della catena del freddo che ha agevolato il controllo della fermentazione. Prima non era così. Il mosto veniva filtrato più volte, come si sa, per tentare di rallentare il processo fermentativo, ma alla fine, come tutti i vini, anche quello ottenuto dall’uva Moscato bianco diventava secco. Era considerato una sorta di sottoprodotto che veniva consumato in famiglia. Io ho pensato di dare dignità a quel vino e ne è venuto fuori un prodotto unico con profumi e sapori difficili da descrivere, che vanno dalla crosta di pane agli agrumi, ideale con la cucina di mare e perfino con quella etnica».Scaglione è consapevole che il suo Piemonte Moscato Doc Secco arriva in un settore in piena evoluzione, quello dei vini a base Moscato bianco, ma con basso contenuto zuccherino: oltre ad altri Piemonte Moscato Doc Secco (ad esempio c’è il Filarej della Cantina di Alice Bel Colle), infatti, ci sono altri vini bianchi secchi ottenuti da uve Moscato bianco come il Finalmente di Cascina Lodola di Cossano Belbo o i vini del gruppo di Escamotage, giovani vignaioli tra Castiglione Tinella e Santo Stefano Belbo, o quello di Remo Hohler storico vignaiolo svizzero in quel di Cassinasco che avviò la produzione di Moscato Secco più di trent’anni fa tra lo scetticismo generale, per non parlare dell’Asti Docg non dolce, che può essere vinificato in tutti i gradi di tipologie dal Demi Sec, al Secco\Dry ed Extra Dry, dal Brut all’Extra Brut, al Brut Nature o al Pas Dosé.

La domanda è: non si rischia la confusione? Gianni Scaglione è certo di no e dice: «A questa obiezione rispondo citando il famoso giornalista del vino Luigi Veronelli. Quando gli fecero notare come in Francia ci fossero alcuni grandi vitigni che davano vini famosi in tutto il mondo e che in Italia, invece, esistessero centinaia di vitigni, uno diverso dall’altro con altrettanti diversi vini, rispose che quella era la grande bellezza e ricchezza del nostro Paese e che su quello si doveva puntare, magari facendo qualche sforzo in più. Il Moscato bianco è un vitigno eccezionale, molto versatile che dà vini diversi tra loro e la cui diversità è dovuta a terreni, posizioni, lavorazioni, clima. È un giacimento di biodiversità che va a nostro favore. Lo dico io che vivo dentro a un’oasi del WWF e sperimento tutti i giorni questo tesoro».

Infine ecco la nota stampa che descrive Pasucrà e che recita: “…un vino nuovo ma contemporaneamente antichissimo figlio della tradizione contadina del “filtrato dolce” che col passare dei mesi diventava sempre meno dolce, ottenuto con il Moscato Bianco, il più importante vitigno aromatico del mondo. Un vino antico che però era rimasto “nascosto” fino ad oggi e senza una DOC (Denominazione di Origine Controllata) all’ombra di suo fratello, il Moscato d’Asti dolce. Dopo la coltivazione del vigneto, tutta manuale, le uve vengono raccolte alcuni giorni prima rispetto a quelle del nostro Moscato d’Asti Sanmaurizio. Dopo la pigiatura le vinacce vengono lasciate in macerazione a freddo per almeno 24 ore e successivamente sofficemente pressate per ottenere un mosto ricco di polifenoli e dal colore giallo dorato intenso che viene fatto fermentare fino ad ottenere un vino completamente secco ma fresco e moderatamente alcolico di 12,5°. Fruttato, straordinariamente aromatico e agrumato, può anche essere servito quasi ghiacciato a partire da 6° fino 14°c. Molto adatto ad a accompagnare coquilles, cruditè, piatti orientali, crostacei, molluschi, verdure, antipasti, primi e carni bianche”.
 

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