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Moscato in Commissione Paritetica. L’Asti docg in crisi ricompatta la parte agricola. Le industrie: «Siamo interessati al prodotto». Ferrero (Regione): «Situazione complicata. Servono fatti concreti»
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Moscato in Commissione Paritetica. L’Asti docg in crisi ricompatta la parte agricola. Le industrie: «Siamo interessati al prodotto». Ferrero (Regione): «Situazione complicata. Servono fatti concreti»

Chi era alla Commissione Paritetica sul moscato, che si è svolta venerdì 15 aprile in Regione Piemonte, giura che si siano seduti uno di fianco all’altro. Al di là della logistica “di tavolo” il fatto che due duellanti storici come Giovanni Satragno, presidente di Assomoscato, e Paolo Ricagno, ex presidente del Consorzio dell’Asti e oggi rappresentante delle cooperative vinicole della zona del moscato, abbiano trovato un punto di incontro prima del confronto con le industrie la dice lunga sulla crisi dell’Asti docg. «La situazione è seria, è ovvio che servisse un fronte comune della parte agricola per andare a trattare con un minimo di potere contrattuale» confida un osservatore.

Giorgio Ferrero
Giorgio Ferrero

Della riunione filtra poco o nulla. L’unico a parlare ufficialmente è l’assessore regionale all’Agricoltura, Giorgio Ferrero, che non nasconde una certa dose di realismo e dice: «Se mi chiedete se sono fiducioso vi rispondo che di buono dalla commissione paritetica sono usciti segnali. Il che con la questione Asti docg da risanare non è di poco conto. La parte agricola per ora appare più coesa e in grado di bilanciare le richieste di una parte industriale che, per fortuna, si è dichiarata ancora interessata a un prodotto giudicato strategico. È molto. Ci ritroveremo a fine maggio per fare un po’ lo stato dell’arte e vagliare quello che si può fare per risollevare le sorti dell’Asti spumante».

Intanto i temi in agenda sono molti e delicati. C’è la questione delle vendite che calano sempre più. Nell’ultimo periodo sembra che l’Asti docg abbia perso un altro milione di bottiglie scendendo sotto la quota minima di 50 milioni di bottiglie. Nel frattempo il Moscato d’Asti docg fissa la produzione attorno ai 30 milioni di pezzi. Numeri che influiscono direttamente su rese e prezzi delle uve in vista della vendemmia 2016. I soliti bene informati, tuttavia, smentiscono le previsioni nerissime, 65 quintali per ettaro e anche una sforbiciatina al prezzo, dichiarate qualche mese fa nel corso di un incontro di vignaioli a Santo Stefano Belbo. Più realistica sarebbe una resa 2016 a 85 quintali con un reddito agricolo che gravita tra i 10 e gli 11 mila euro. Se così fosse ai vignaioli del moscato sarebbe garantito un guadagno ancora dignitoso anche se per molti non adeguato alle potenzialità di un vitigno che è sempre più piantato nel mondo, ma che solo in Piemonte non sembra trovare una via definitiva di valorizzazione sulla scorta di altre bollicine italiane e straniere.

F.L. 

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  1. Ipotesi: su ciò che accadrà in futuro fondato su indizi e segnali attuali. Analisi: Metodo di indagine basato sulla scomposizione di ciò che si presenta unitario nei suoi elementi costitutivi.

  2. Un dato certo c’è: i 30 milioni di Moscato d’Asti con un aumento delle vendite negli USA di un 10%. Il Consorzio dell’Asti, al quale abbiamo chiesto di modificare il proprio simbolo da Consorzio dell’Asti a Consorzio dell’Asti e del Moscato d’Asti presenterà il 2.maggio all’assemblea generale la proposta del CTM del Moscato d’Asti Spumante con l’obiettivo di raggiungere i 50 milioni di bottiglie di Moscato d’Asti nelle due versioni : tappo raso e spumante o charmat.Per la precisione i 65 q.li per ettaro che ho dichiarato nell’assemblea del CTM non sono una previsione, ma un’analisi del mercato. Vendite del 2015 84 milioni di bottiglie uguale a una resa di 84 q.li per ettaro meno la riduzione delle scorte da 420 mila ettolitri (previsione al 31.agosto.2016) ai 250 mila ettolitri( stabiliti in paritetica come giacenza ideale) vuol dire meno altri 20 q.li per ettaro. 84 – 20 uguale 64/65 q.li per ettaro. Questa è un’analisi della situazione e non una previsione.Ovviamente il CTM è solo un movimento di opinione. I diretti interessati sapranno valutare la situazione e si assumeranno la responsabilità delle decisioni che prenderanno.

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