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Moscato. I piemontesi litigano e gli americani fanno business. Inventandosi anche il National Moscato day

Niente da fare. I piemontesi del moscato preferiscono litigare, scornarsi, battersi a colpi di carte bollate e udienze in tribunale, piuttosto che vendere il proprio vino e fare business. Al contrario degli americani. Che stanno approfittando di questo empasse tutto italico-piemontese scippando di mano commesse, mercati e perfino occasioni di marketing.

Delle liti attorno al moscato docg parliamo fin troppo in questo blog. E francamente ne avremmo volentieri fatto a meno. Dei treni persi dai produttori ne parla oggi un collega giornalista e blogger, Franco Ziliani, che nel suo blog Vino al Vino, racconta la storia di un commercianti di vini statunitense che commercializza, con successo un Moscato d’Asti docg prodotto da un paio di aziende astigiane. Il pezzo leggetelo qui. «Perché – si chiede Ziliani – vendere il Moscato d’Asti docg tramite un selezionatore e non direttamente?». Già perché? Troppi casini? Scarse attitudini al commercio internazionale? Miopia gestionale? Pigrizia nel trovare un esportatore? Mah…

Qualunque sia il motivo di questa vendita per procura – le bottiglie sono vendute con il marchio dell’importatore a 14 dollari, prezzo ottimo negli Usa – il risultato è che i produttori piemontesi non compaiono con il proprio marchio ma con il marchio dell’americano che, ovviamente, in qualsiasi momento potrà decidere di lasciare il Moscato piemontese e prendere quello, chessò di Trani, o della California o dell’Ungheria o dell’Oltrepo Pavese, in barba all’attività promozionale che il Consorzio di Tutela dell’Asti ha fatto e ha in animo di fare per promuovere la cultura del Moscato nel mondo. Essì perché se dilaga questo andazzo alla fine saranno altri a guadagnare sul vino piemontese.

Come non bastasse il colosso vinicolo Usa, Gallo, ha lanciato proprio oggi, 9 maggio 2012, il National Moscato Day, cioè la festa nazionale del Moscato, invitando tutti gli appassionati a brindare con il vino dolce… australiano, la varietà commercializzata dall’azienda.

Avete capito bene. Il Moscato per gli americani è diventato il loro vino nazionale. Non si può davvero dire lo stesso da noi. Che ne produciamo e vendiamo, tra Asti e “tappo raso”, oltre 106 milioni di bottiglie nel mondo, e tuttavia preferiamo litigare, discutere se sia opportuno o meno ampliare la zona di produzione, aumentare la produzione. Salvo poi brindare, nelle ormai scarsissime occasioni di festa,  con… lo Champagne.

Tafazzi, il personaggio inventato dal trio comico Aldo, Giovanni e Giacomo, che si massacrava le parti basse a colpi di bottiglia, al nostro confronto è un dilettante.

Filippo Larganà (filippo.largana@libero.it)

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