Una giornata vissuta intensamente e nel segno del Moscato d’Asti docg, quella di venerdì 2 dicembre. Al mattino il convegno alla Casa dell’Asti ad Asti, al pomeriggio, a Palazzo Madama a Torino, il talk show nel segno della dolcezza. Molti gli spunti di riflessione su uno dei pochi vini italiani che va a gonfie vele. Moltissime le suggestioni tra testimonial nazionali, come il volto di RaiUno, Claudia Andreatti, il nutrizionista Giorgio Calabrese. la critica televisiva Alessandra Comazzi e il cantautore, Giorgio Conte.
Spazio anche ai dati di vendita che, con 105 milioni di bottiglie vendute, collocano Asti e Moscato d’Asti docg, al top mondiale dei vini dolci. E alle indicazioni di una pattuglia di eno-giornalisti statunitensi che hanno offerto consigli per gestire e aumentare il boom della “moscatomania” negli Usa: più eventi “educational” nella terra di Obama per far conoscere ed apprezzare il Moscato d’Asti docg, un marketing adeguato alla cultura americana, attenzione al target che acquista (giovani e adulti del cento medio-alto) e al prezzo non troppo alto ma neppure troppo basso.
Insomma ci sarà molto da lavorare e il Consorzio di Tutela, al netto delle polemiche che hanno agitato il settore, sembra intenzionato ad avviare una stagione di eventi e iniziative per valorizzare e promuovere l’Asti e il Moscato docg.
Qui di seguito, oltre alle immagini dell’evento, le interviste ad alcuni protagonisti della giornata.
Sdp
Le interviste
Paolo Ricagno
Alessandra Comazzi
Giorgio Calabrese
Claudia Andreatti
Le fotografie
@Giovanni: come sai la vaselina si usa (anche) in cantina… 😉
@Filippo: un ultima cosa visto che hai citato il governo Monti. Penso che la “Commissione Qualità” sarà una specie di “governo Monti” senza portafoglio però….Sulla lettera inviata ai componenti si legge “Si precisa che , in virtù strettamente tecnico della Commissione, devono essere designati membri dalla comprovata esperienza tecnica in campo viticolo ed enologico”.
Speriamo in bene anche perchè passando tre volte al giorno accanto agli stabilimenti vinicoli della zona dove oltre l’80% delle bottiglie che vengono prodotte contengono vino giunto da ogni parte del mondo, sento sempre di più odore di …vaselina.
Buon Moscato d’Asti
@Giovanni: a parte il fatto che non ti perdonerò mai perché mi hai dato del vecchio (scherzo)… il fatto che si costituisca una commissione non è sintomo certo di coesione, altrimenti, per dire, non avremmo avuto la crisi politica che ha aperto la strada al Governo Monti. Però sono contento che si tenti, almeno, di dare un’immagine di unità (almeno quella) perché fino ad ora il mondo del moscato è stato sempre diviso su tutto… quanto ad Alberoni, volevo solo mettere in guardia dai “guru” che parlano di cose banali come se avessero la verità in tasca e anche nel mondo del moscato, purtroppo, ce ne sono (non mi riferisco a te, ovviamente)… tutto qui…
@Filippo. Nessuno vuole il muro contro muro.Anzi. Il passato serve per ricordarci degli errori e per non cadere nuovamente negli stessi. L’asssessore regionale all’agricoltura Claudio Sacchetto ha pensato di istituire, un’apposita commissione denominata “Commissione Qualità” per studiare come difendere le coltivazioni più a rischio (i sorì):La commissione si insedierà Martedì 13.Dicembre e sarà gestita dal Consorzio dell’Asti Spumante e presieduta dal Dr. Giorgio Bosticco. La composizione della commissione sarà la seguente: 3 rappresentanti delle organizzazioni sindacali (Coldiretti,Cia,Confagricoltura), 4 rappresentanti associazioni di categoria(Assomoscato, Vignaioli piemontesi,Moscatellum e Confragrimoscato) 2 rappresentanti degli industriali e 1 rappresentante la Regione Piemonte. Come vedi il mondo del moscato è più unito che mai.Ovviamente “il meno è fatto”.
A proposito ricordarsi ogni tanto che il fuoco è caldo e che può bruciare le mani non è grave…non tutti hanno l’esperienza (la vecchiaia) che abbiamo noi.
Buon Moscato d’Asti
@Giovanni: condivido l’80% del tuo intervento, anche perché molti dei commenti che citi li scrissi io per un “importante quotidiano torinese”. un appunto sulla citazione di Alberoni, il genio delle banalità precotte che non si capisce come mai non abbia ancora scritto libri e articoli sul fatto che l’acqua sia bagnata e neve gelata e il fuoco calco, che ancora una volta dice cose lapalissiane con l’aria di chi rivela verità solenni (e francamente mi stupisce che tu ti sia fatto intortare). Ma è chiaro che c’è sempre un furbo che sale sul carro del vincitore… da Noè in poi. Ed era inevitabile che quando il Moscato d’Asti è diventato un business le industrie (e anche tanti produttori medio-piccoli) si mettesserlo a farlo. Adesso, per me, è ora di mettere da parte le recriminazioni, perfino i “io l’avevo detto” e pensare a gestire questa situazione. Tra le cose interessanti che ho sentito venerdì mattina alla Casa dell’Asti c’è stata anche un richiamo a pensare a prezzi minimi e massimi per il MdA. Mi rendo conto – e lo sanno bene quelli del Consorzio – che non è facile modulare un aspetto così delicato come quello del prezzo, ma io fatto che se ne sia accennato pubblicamente è già, a mio modo di vedere, un passo importante. Purtroppo, per questa fine d’anno, aspettiamoci le consuete “sorprese” con Asti e Moscato venduti anche a prezzi stracciati. E certo la ricetta lacrime e sangue presentata ieri dal Governo Monti non aiuterà i consumi, rilanciando, anzi, i “cut-price”, cioè i prezzi tagliati, per favorire le vendite natalizie. Pazienza. Oggi i viticoltori di moscato sono abbastanza protetti rispetto ad altri colleghi. Non è un motivo per abbassare la guardia, sono d’accordo, ma è una condizione da considerare e da consolidare al meglio, Però senza scontri muro contro muro che. di questi tempi, potrebbero portare persino al rischio disgregazione della filiera.
Che bello,mi vien da dire, i miracoli esistono ancora! Finalmente il Consorzio dell’Asti Spumante ha capito che il Moscato d’Asti è una grossa risorsa per risorlvere il problema delle giacenze non fisiologiche del moscato. Finalmente si è capito che bisogna puntare anche sul Moscato d’Asti e non solo valorizzare l’Asti spumante. Un pò di rimpianto mi prende pensando che il problema si poteva risolvere molto prima. Nel settembre del 1988 dichiaravo a Paolo Massobrio per la rivista “Vini e & Liquori” : “Se riuscissimo a portare gli attuali 3 milioni di bottiglie di Moscato d’Asti a 15 milioni , le giacenza si ridurrebbero notelvolmente(gli ettari a moscato erano 8957). Inoltre, puntare sul Moscato Naturale,che deve avere almento 10,5 gradi complessivi, significa valorizzare le zone migliori di produzione; per l’Asti spumante questa necessità non esiste.” Le reazioni furono queste:”Noi ci auguriamo che aumenti il consumo di Moscato, ma ritengo che la produzione per il momento non potrà superare i tre,quattro milioni di bottiglie.Per contro, pensiamo che l’Asti,nel giro dei prossimi tre anni,raggiungerà il traguardo dei 100 milioni di bottiglie” Evasio Polidoro Marabese, attuale vicepresidente parte agricola Consorzio dell’Asti Spumante e di rimando il dott. Renato Ratti, direttore del consorzio “Il Moscato d’asti piace per l’intensa fragranza,legata anche al sapore molto dolce; però, a livello internazionale,questo gusto potrebbe a mio giudizio sembrare eccessivo” Questo succedeva nel 1988.
Nel 1991 il Consorzio dell’Asti Spumante chiedeva la Dogc e nella prima bozza del disciplinare chiedeva la docg solo per l’Asti spumante e per il Moscato d’Asti chiedeva solo la doc “fatta con gli scarti dell’Asti spumante” Dopo un dura battaglia fatta dal Cepam, del quale ero presidente, si ottenne anche la docg per il Moscato d’Asti.
Alcuni anni dopo il dr. Ezio Pelissetti, subentrato al dr. Ratti alla direzione del Consorzio dell’Asti Spumante, si augurava che la produzione di Moscato d’Asti venisse bloccata sui 5 milioni di bottiglie.
La paritetica di quest’anno stabilì una produzione di 115 q.li per ettaro. Le previsioni di vendita per il 2011 dicono 25 milioni di bottiglie di Moscato d’Asti e 80 milioni di Asti spumante. Quale sarebbe stata la produzione per ettaro se il Moscato d’Asti si fosse fermato ai 5 milioni di bottiglie?
Tutti felici e contenti?
Per niente. Si sono aumentate le vendite ma il reddito dei contadini è sempre uguale, causa il prezzo da fame di molte bottiglie di Moscato d’Asti …e allora mi viene in mente
l’articolo che Francesco Alberoni scrisse il 5 febbraio 20011 per il “Corriere della Sera”
“…allora,quando tutti hanno capito, si compie l’ultimo atto della tragedia. ora che il risultato è a disposizione di ognuno, la gente lo considera un fatto naturale, e si comporta come se ci fosse sempre stato. Arrivano i saccheggiatori, i profittatori, i burocrati. le stesse persone che avevano ostacolato lo scopritore, adessano si gettano sul risultato, se ne impadroniscono, se ne attribuiscono il merito, si spartiscono cariche e guadagni. e poichè non hanno mai capito lo spirito dell’opera e il misterioso disegno che la teneva in vita, con la loro avidità e incompetenza in pochi anni la mandano in rovina”
Buon Moscato d’Asti