Pubblichiamo il racconto di quello che nel sonno (e solo lì, per ora) ha vissuto un nostro lettore vignaiolo, produttore di uve moscato per Asti e Moscato d’Asti docg, il quale ha chiesto e ottenuto l’anonimato «Per non essere preso in giro da amici e colleghi e per evitare etichettature politiche da questa o quella fazione dei moscatisti» ha spiegato.
Dunque veniamo al racconto del viticoltore che chiameremo Giovanni e che, insieme a tanti suoi colleghi, si sta accingendo ad una vendemmia ancora priva di accordo su rese e prezzo delle uve.
Scrive Giovanni: «Ho sognato che era domenica. Una bella giornata di sole di agosto, calda come non abbiamo avuto in questa estate. Appena alzato ho salutato mia moglie e lasciato il mio bricco per scendere in paese e acquistare il giornale. L’ho aperto e c’era un titolo a tutta pagina che diceva più o meno così: “Le Case spumaniere annunciano: «Il moscato non serve più. Asti e “tappo raso” poco concorrenziali»” e continuava “Salva l’occupazione nelle cantine, ma tra i filari è caos”. Nel sogno ho avuto la sensazione di cadere nel vuoto. A quel punto mi sono svegliato tutto sudato e sono saltato giù dal letto così in fretta che Mariuccia, mia moglie, s’è presa uno spavento. Pensava stessi male. Le ho detto che stavo bene, che era stato solo un brutto sogno. Ma quell’incubo mi aveva tolto il sonno. Fino all’alba ho rimuginato su quel titolo di giornale. E anche più tardi, nella vigna, quelle parole mi giravano nella testa. La domanda era sempre una: è possibile che le industrie decidano di punto in bianco di mollare l’Asti e il Moscato? Ne ho parlato con un amico collega vignaiolo che, come me, è un “libero”, cioè non è iscritto a nessuna associazione di categoria. Mi ha detto: “Se le associazioni continuano a fare i fafiuché e a litigare tra loro vedrai che si rompe la corda. Gli industriali salutano il moscato docg e fanno solo gli spumanti e i moscati dolci con le uve pugliesi o dell’Oltrepo, che le comprano a meno e senza tante rotture di paritetiche”. Gli ho risposto che l’Asti e il Moscato d’Asti docg sono un’altra cosa. Si è messo a ridere: “Ma secondo te nei film di 007 brindano a Asti o a Champagne? Desgrupte!”. Non ho capito cosa volesse dire. Poi ne ho parlato con mio cugino che, come me, produce uve moscato e le vende alle cantine, ma fa parte di un’organizzazione di categoria. M’ha detto che non devo più mangiare la peperonata prima di dormire perché mi fa andare in pappa il cervello. “Sta tranquillo che l’Asti non lo mollano. Gli rende troppo. Desgrupte!” ha tagliato corto. Io, però, la peperonata mica l’aveva mangiata quella sera lì. Poi sono andato in un supermercato e ho visto esattamente la stessa cosa che avete pubblicato voi sul vostro sito: un moscato di Pavia a quasi 6 euro e un Asti spumante docg a 50 centesimi in meno di quello di Pavia, e un Moscato Spumante non doc e non docg a meno di 3 euro. E mi è tornata la paura, come nell’incubo».
Che aggiungere se non che mai come in questo caso i sogni non sono desideri.
Se il tempo impiegato a far sterili polemiche (peraltro sempre dalle solite persone) venisse invece impiegato a trovare soluzioni costruttive per tutte le parti, oggi il comparto del Moscato sarebbe molto, molto più avanti. Ci facciamo ridere dietro ogni volta perchè facciamo delle questioni apocalittiche su qualche centesimo da quelli ad esempio dell’ ortofrutta che con quello che prendono non pagano non solo le spese di produzione, ma nemmeno la raccolta. Non è certo con insulti in sede di paritetica o con scritte e polemiche che si risolvono i problemi. E trovare un accordo sul prezzo che metta d’ accordo sia la parte agricola che quella industriale senza stare a sindacare il centesimo, in un’ annata come questa dove, parliamoci chiaro, tutti sappiamo qual’ era il prodotto, non vuol certo dire fare l’ interesse dell’ industria. Rigiro la questione: se i signori della Martini, svegliandosi quel giorno senza aver fatto incubi, dopo aver letto il gentile invito scrittogli sui muri di ingresso, avessero detto: “Bene, vi diamo ascolto, da oggi non ritiriamo più moscato!” con quali soldi avrebbero mangiato tutti i loro conferenti? Mettiamoci in testa che l’ industria NON è un mostro da combattere ma una delle parti del comparto Moscato: la visione di comparto dovrebbe implicare una politica che metta d’ accordo tutte le parti e non al contrario creare delle diatribe spesso causate da antipatie personali. Le polemiche non hanno mai portato da nessuna parte, ma bisognerebbe che talune persone cercassero (per quanto mi rendo conto sia impossibile) di guardare un pò meno ai tornaconti personali e un po più a quelli delle persone che rappresentano. Ricordiamoci che come detto da Luca, ognuno deve avere un suo ruolo e fare la sua parte. Se l’ agricoltore non fornisce un prodotto eccellente e non lo conferisce alle cantine, queste non potranno produrre un vino di ottima qualità e viceversa. Sta quindi di fatto che le due cose non debbano essere in lotta tra loro, al contrario devono collaborare il più possibile nell’ interesse comune che è quello del moscato: nè quello esclusivo degli agricoltori ne tantomeno quello esclusivo dell’ industria, chissà se mai riusciremo ad accostare queste due parole senza scatenare delle guerre che altro non fanno che dare da scrivere ai giornali.
@Luca. Detto con amicizia fin tanto che il Moscato da da mangiare anche agli assicuratori è preciso dovere degli assicuratori, dei macellai, dei professionisti interessarsi di moscato e dare un contributo alla zona…usando le discussioni e le idee…anche perchè dopo quarant’anni di battaglie e di tante vittorie è difficile fermarci…
Buon Moscato d’Asti…
giovanni bosco
premettendo che aborro ogni atto di vandalismo,credo che sia indicativo sul malcontento generale che serpeggia (luca, attenzione che hai comunque dato per scontato il fatto che sia stato qualcuno della parte agricola ad imbrattare quel muro, e non mi pare una cosa così scontata). non credo proprio che la Produttori stia facendo il terrorismo di cui la sta accusando luca, se mai sono altre associazioni che hanno accusato la Produttori di aver fatto perdere soldi ai contadini, presentando dei dati alquanto discutibili. inoltre non credo che ci sia un accanimento contro le case spumantiere, verso cui porto il massimo rispetto perchè mi permettono un reddito decente, ma bisogna prendere atto che si ha a che fare con gente che non ha aumentato il prezzo di nemmeno un centesimo al miriagrammo, non so che futuro possa esserci..
non si offenda luca, ma io firmandomi credo di aver posto delle questioni molto precise, mentre troppo spesso succede che la Produttori, che è l’unica associazione che si sta prodigando per promuovere davvero il Moscato d’Asti e cerca di ottenere un minimo aumento di prezzo, viene tacciata di terrorismo. ( mutuando espressioni altrui dico che, a scanso di equivoci, rispetto la scelta di anonimato). luca scusami, ma secondo me hai guardato al mio dito, e non ti sei accorto dell’ universo a cui stavo puntando, perchè l’Italia è il paese di ore di talk show, ma poi quando si pongono delle problematiche serie e reali tutti si tirano indietro. lascerei agli esperti dei dati il calcolo di quanto sia stato l’aumento del prezzo dell’uva negli ultimi anni in rapporto all’inflazione, attenzione però perchè alcuni “furbetti” calcolano il prezzo ad ettaro senza tenere a mente che la resa dovrebbe rispecchiare gli andamenti di mercato e per questo per definizione è altalenante. se qualcuno avrà il coraggio di fare e presentare con chiarezza e precisione questi dati allora poi si possono fare dei ragionamenti seri e si potrà stabilire se è poi così vero che la Produttori crea dei piccoli mostri da aizzare contro le case spumantiere.
a scanso di equivoci: non voglio dire che siano dei tesserati produttori ad avere scritto sui muri della martini, non mi permetterei mai…. il mio commento era relativo al fatto che a mio avviso la produttori crea dei “piccoli mostri” tra la parte agricola che si incarognisce con le aziende spumantiere in modo morboso ed ingiustificato.
questa precisazione era dovuta per evitare fraintendimenti al mio ultimo commento
@luca vola: la polemica sterile della produttori del moscato serve solo a creare zizzagna nel già difficile comparto moscato e creare veri idioti che si permettono di scrivere le parole “pidocchi andate via dal mondo del moscato”
anch’io ho fatto un incubo ricorrente nelle ultime settimane: ho sognato che dopo estenuanti trattative si è concluso un accordo che dà 20 cent in più al miria ai contadini ma l’industria non ha tirato fuori una lira in più rispetto all’anno scorso. ho sognato che c’era un’associazione di parte agricola che accusava l’altra di aver fatto perdere un sacco di soldi agli agricoltori in questi anni e poi, per il 2014, sarebbe anche stata disposta ad accettare un prezzo inferiore a quello siglato (10,55 informa un sms della Produttori). l’incubo non era finito: l’accordo non prevedeva una trattenuta e quindi l’unica associazione che veramente si prodigava per la promozione (quest’anno la Produttori era sola a promuovere il Moscato d’Asti al Vinitaly, e il Consorzio??) non avrà più fondi a disposizione. poi sognavo ancora che c’era un Consorzio la cui promozione non aveva dato i risultati sperati, che l’anno prima ci aveva fatto trattenere 10 cent al miriagrammo pur di non applicare l’erga omnes e far pagare una grossa ditta che era in fase di riconciliazione e che non ha nemmeno rendicontato le proprie spese; richiesta legittima dato che i soldi erano i nostri!! (vorrei precisare che la Produttori l’ha fatto con un apposito articolo sul periodico). Se l’avesse fatto pure il Consorzio sarei grato se qualcuno mi indicasse dove poter trovare queste info.
anch’io mi sono svegliato tutto sudato, ma purtroppo non ho smesso di sudare, continuo a sudare quotidianamente lavorando nei surì (surì di sudore, e non sorì). a proposito: e tutti i bei progetti sui surì e sulla promozione della qualità? anche quello era un sogno? buona vendemmia a tutti
penso che a vendemmia 2014 ormai alle porte, la migliore soluzione per il comparto moscato rimanga che ognuno faccia la propria parte nella filiera: l’agricoltore cerchi di fornire la migliore uva possibile,le cantine di trasformazione la migliore base e le aziende spumantiere il miglior prodotto… e gli assicuratori…le assicurazioni… detto con amicizia s’intende…
Visto che l’amico Adriano mi ha tirato in ballo vorrei dare al vignaiolo di moscato che si lamenta delle troppe beghe che ci sono nel mondo del moscato un consiglio. Oggi i “diritti del moscato” si vendono ancora bene (45\55 mila euro ad ettaro): Li vende e acquista quelli del Brachetto, costano poco e in quel mondo si fanno poco parole. A 30 q.li per ettaro lavorerebbe anche meno.
Buon Moscato d’Asti
giovanni bosco
è si la “solita” manfrina pre-vendemmia rischia di diventare prima o poi un incubo…..però il vignaiolo potevi battezzarlo con una altro bome di Giovanni che si occupano di moscato basta e avanza Bosco……detto con amicizia…s’intende….