
Una lettera inviata ai media dalla Vignaioli Piemontesi, che si definisce “la più grande organizzazione di produttori vitivinicoli d’Italia, ma che parla al mondo delle Istituzioni e del settore vino del Piemonte. Una lettera che lancia un allarme sulle troppe incognite sul futuro di un comparto che, se da una parte sembra abbia limitato le perdite affidandosi alla Grande Distribuzione Organizzata e al web, dall’altro lato ha lasciato sul campo forti cali di fatturato tra le realtà che servono l’Horeca, cioè i locali di mescita chiusi in Italia e in molte altre parti del mondo per la pandemia da Covid. Dunque un allarme, ma anche un appello affinché la galassia del vino piemontese e italiano, non arrivi impreparata a nuove sfide, tra emergenze sanitarie ripetute e che non si sa se il vaccino sconfiggerà in toto, profonde crisi economiche, ristrutturazione dei mercati interni e internazionali, nuovi canali di vendita e una sempre maggiore emersione di competitor nazionali ed esteri. In questo senso la lettera di Vignaioli Piemontesi (presidente è Giulio Porzio) che pubblichiamo integralmente qui di seguito, è un appello che, si spera, venga recepito al più presto.
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Il comparto del vino piemontese è in buona salute e mai come
in questo periodo abbiamo imparato come la salute sia un bene prezioso da
tutelare e mantenere anche a costo di sacrifici e rinunce. Quello che, però,
come Vignaioli Piemontesi, vogliamo capire e far capire alle Istituzioni e a
tutti gli attori della filiera del vino piemontese, è in quale modo il vino
piemontese sia arrivato a una situazione equilibrata e stabile in mezzo a
questa drammatica bufera sociale ed economica rappresentata dal Covid.
Ebbene, ci siamo arrivati grazie a rinunce e sacrifici che hanno previsto anche
la dolorosa distillazione delle eccedenze di quelle tipologie di vino che, se
non governate, avrebbero certamente causato turbolenze commerciali e
contraccolpi le cui conseguenze sui mercati sarebbero state davvero
imprevedibili.
Il risultato di queste azioni è stato una situazione di sostanziale equilibrio
commerciale per tutti i vini piemontesi, primi fra tutti i grandi comparti come
quello dell’Asti e del Moscato d’Asti docg e della Barbera d’Asti, a cui si
devono ascrivere non solo i volumi più importanti di produzione vitivinicola,
ma anche la più ampia fetta relativa alla diffusione di reddito sia in ambito
agricolo sia in ambito commerciale.
Ora ci stiamo avvicinando alle feste natalizie e di fine anno, il periodo che
tradizionalmente rappresenta un buon trend di vendite per vini e spumanti. Ci
auguriamo che, nonostante l’emergenza sanitaria ed economica che ancora
attanaglia l’Italia e il resto del pianeta, queste aspettative siano
soddisfatte in modo adeguato.
Quello che, tuttavia, ci preoccupa molto, è un 2021 che non può che annunciarsi
denso di troppi interrogativi e incognite. Se, infatti, da una parte, per i
motivi che abbiamo esposto prima, il comparto piemontese del vino ha
affrontato, a nostro avviso nel migliore modo possibile, l’emergenza del primo
e del secondo lockdown, sia pure lasciando sul terreno perdite commerciali
importanti dovuto al blocco di canali di vendita come quello dell’Horeca, ma,
tutto sommato, riuscendo a garantire stabilità e riparo dal rischio
speculazioni, dall’altra parte non vediamo allo stato progettualità e
iniziative che confortino una visione futura.
Questo certo non è di conforto ed è, anzi, fonte di fortissima preoccupazione.
Per questo siamo convinti che sia importante e imperativo già da oggi porre le
basi per affrontare una stagione prossima ventura che sarà, forse, foriera di
maggiori difficoltà rispetto a quella passata, con la possibilità, da non
sottovalutare, che si concretizzino, in dimensioni anche drammatiche, strappi
sociali e riassetti economici con probabili effetti nefasti anche sul nostro
settore e sulle aziende che operano al suo interno.
Esponiamo e confermiamo, dunque, qui le nostre forti preoccupazioni e lanciamo
un preoccupato allarme affinché il comparto del vino del Piemonte ponga in
essere tutte le azioni necessarie per mantenere quello stato di buona salute
economica, sociale e strutturale che è di supporto non solo ai vignaioli, ma
anche a tutto il tessuto produttivo di una regione che è e deve restare tra le
più avanzate in Italia e nel resto del mondo e per il cui futuro la “voce” vino
deve essere considerata, non solo a parole, tra le più strategiche in tema di
economia, di società, di cultura, di storia, di ambiente e di paesaggio.
In mancanza di queste azioni che, a nostro modo di vedere, sono da mettere in
campo con sollecita urgenza, il comparto rischia di cadere in una situazione di
emergenza che complicherà ulteriormente una condizione già difficile. Ipotesi
che il Piemonte non può permettersi.