Caro presidente, l’avete rifatto. La Juventus è la squadra più forte del mondo, tra le più fronti d’Europa. Ma in fatto di marketing del territorio fa acqua, anzi vino, da tutte le parti. Era già accaduto anni fa. In un paio di occasioni, negli spogliatoi, i giocatori avevano brindato a Champagne e birra. Per rinfrescare la memoria legga qui e qui. Chi più di noi sa di marketing e sponsoring ci aveva spiegato che quei brindisi “traditori” della tradizione enoica piemontese, ancorché la Juventus sia na delle due squadre di calcio che esprime Torino, erano regolati dalla ferree regole del business legato a marchi che promuovono la Vecchia Signora. Okkei. Business is business.
Epperò quando si tratta di fare un regalo il presidente di una delle squadre più forti al mondo che fa? Invece di regalare Barolo, o Barbaresco, o Alta Langa, persino Asti o Moscato, regala Amarone, vino pregiatissimo che si fa in Veneto. E regala una confezione di un’azienda che pare essere tra gli sponsor della società ((legga qui). Insomma un mero episodio di sponsoring.
Ora la domanda sorgerebbe spontanea: ma perché, caro presidente, per una volta, emulando i piemontesissimo bianconero Marchisio, non si è smarcato dai “terzini” del marketing regalando un vino piemontese, chessò un Barolo che tra l’altro suoi parenti (legga qui) producono così bene a La Morra, nel cuore della zona classica di produzione del re dei vini?
Sarebbe stato non solo un bel gesto, ma avrebbe anche dimostrato il suo attaccamento alla squadra e ai giocatori campioni. Avrebbe indicato il legame che la sua famiglia (e non solo per via della Juventus) ha con un territorio, quello del Piemonte, che proprio nella sua declinazione vitivinicola è stato nominato recentemente 50° sito Unesco. Pensi che bell’abbinamento sarebbe stato se lei, Andrea Agnelli, presidente della Juventus, avesse regalato ai suoi giocatori un vino fatto con l’uva coltivata sulle colline piemontesi Patrimonio dell’Umanità.
Invece tutto si è ridotto ad un contratto tra chi sfrutta, lecitamente beninteso, il brand Juventus e chi quel brand lo ha creato e lo coltiva nel migliore dei modi. Una questione di soldi, insomma, ma con un retrogusto di autogol, almeno per chi ama il Piemonte, i suoi vini e la Vecchia Signora. Non crede presidente? Cin cin comunque e in bocca al lupo per la Finale.
Filippo Larganà (filippo.largana@libero.it)
vero, ma essere italiani e, come dici tu, “oltrapiemontesi” non significa dimenticare le proprie radici, le proprie origini. Inoltre il fatto che i paesaggi vitivinicoli piemontesi sono diventati sito Unesco avrebbe dovuto far accedere una lampadina ai maghi del marketing… invece niente nel segno di quel provincialismo da “bogianen” che sta facendo più male che bene al Piemonte. Non credi?
ancora una prova che…la juventus è una squadra italiana…nel senso di oltrepiemontese..sulle qualità della dirigenza..da Granata non posso pronunciarmi.