L’Asti spumante a Mosca va da Dio. Lo assicurano quelli del Consorzio di tutela che nella capitale russa ormai sono di casa.
Da Isola d’Asti, infatti, giungono puntuali le ottime notizie dell’ultima missione moscovita dello staff consortile guidato dal presidente Paolo Ricagno che ha partecipato alla fiera agroalimentare Prodexpo.
Il “film” è stato quello consueto: presentazioni in pompa magna, cene preparate da chef alla moda (questa volta c’era il cuoco-pasticcere Ernst Knam), parterre di giornalisti (speriamo che scrivano) e buyer (speriamo che comprino).
Insomma tutto quello che il Consorzio deve fare per mantenere l’Asti nella posizione leader di vino spumante italiano più venduto e conosciuto nel mondo. Nonostante divisioni e strappi più e meno dolorosi, più o meno strategici.
Comunque, polemiche a parte, alla fine tutto dipende da come va il mercato.
Numeri per adesso non ce ne sono. E in mancanza di dati ufficiali, che dovrebbero esserci tra marzo e aprile, meglio non stare a sentire certe sirene che danno l’Asti in flessione, non si sa se pesante o lieve. Del resto il 2009 non è stato certo un anno brillante per l’economia.
Comunque, meglio aspettare i numeri definitivi e sperare che tutte le fratture del mondo del moscato, se non proprio sanate, siano per lo meno in via di guarigione.
Se ne parlerà alla prossima riunione della Commissione Paritetica, convocata il 23 febbraio, con Regione, Consorzio, case vinicole, vignaioli a discutere di prezzi e rese per la vendemmia 2010; e anche il giorno prima, il 22, data fissata per l’assemblea generale del Ctm, il Coordinamento Terre del Moscato, movimento di opinione e azione che nasce dal basso, da quel popolo delle vigne che stenta sempre a delegare e vuole sempre di più diventare protagonista del proprio futuro.
Il Ctm deciderà il presidente (già 25 i membri del direttivo) da mettere al posto dell’uscente Valter Cresta. In pole position c’è Giovanni Bosco, assicuratore a Santo Stefano Belbo, appassionato degli scritti di Cesare Pavese e del Moscato, fondatore dell’associazione dedicata allo scrittore, in rima linea in tutte le iniziative a tutela del territorio, dell’agricoltura, della cultura locale. Uno “Zapata” del moscato che non ha mai fatto sconti a nessuno in nome delle sue colline.
Sdp
lo spirito è lo stesso ,è solo il finale che mi preoccupa…..
Okkei, Zapata, come molti rivoluzionari, non fece una bella fine. Ma vuoi mettere che vita! Comunque, scherzi a parte, lo spirito della terra è proprio lo stesso. O no?
caro Filippo dopo il tuo articolo mi sono toccato e ho fatto le corna sperando vivamente che in giro non vi siano nessun Guajardo e tantomeno nessun Carranza.