Questa è la storia di un sopravvissuto. Che ha resistito alle tormente di neve e grandine, alle temperature polari, agli assalti del ghiaccio d’alta quota, ai venti gelidi di montagna. E che è tornato a mostrasi per raccontare le storie che portava dentro. Con l’aiuto di un bicchiere di vino. Potremmo pensare a Ötzi, la mummia del Similaun, il cacciatore, forse pastore, morto oltre cinquemila anni fa, sulle montagne tra Austria e Italia, io cui corpo è giunto fino a noi quasi intatto, arco e frecce comprese.
Invece si tratta di un iPhone. Ebbene sì, nel giorno del primo anniversario della morte di Steve Jobs, guru, fondatore e padrone di Apple, e a pochi giorni dal lancio dell’iPhone 5, ultimo gioiello dell’industria della Mela Morsicata, raccontiamo la storia che ci riferito un lettore di Sapori del Piemonte che ha davvero dell’incredibile.
Il protagonista umano del racconto è Franco Chiriotti, geometra piemontese (di Canelli, in provincia di Asti) con un debole per la montagna. Racconta: «Questa estate, ad agosto, ero dalle parti di Crissolo, sulle Alpi piemontesi. Con il mio cane Athos stavano percorrendo il passo del Luisas, uno stradone a più di tremila metri di quota. D’un tratto mi accorsi di aver perso il mio telefono cellulare». Il geometra torna con Athos sui miei passi e invece del portatile, che non ha più trovato, vede brillare qualcosa su un masso. Si avvicina e si accorge che si tratta di un iPhone.
Lo smartphone è appoggiato sulla roccia. Chiriotti lo rigira tra le mani, si guarda intorno, ma lo stradone è deserto. Tira fuori dallo zaino la borraccia con l’acqua per Athos e anche una fiaschetta con il suo vino preferito: «Porto sempre con me un po’ di Brachetto. È dolce, non troppo alcolico e ti dà la carica» assicura. Dà l’acqua al suo compagno a quattro zampe, sorseggia un po’ di vino, si gusta il panorama e poi decide di portare a valle il cellulare.
Il geometra consegna l’iPhone al figlio Fabio, architetto, che lo mette sotto carica. Dopo tre ore lo smartphone esce dall’ibernazione e, perfettamente funzionante, rivela tutte le informazioni al suo interno.
I Chiriotti scoprono così che il proprietario del telefono è un giovane professore universitario spagnolo che lo aveva perso in marzo 2012 mentre stava facendo sci alpinismo proprio nella sona del Passo di Luisas. Nella libreria ci sono foto di sciate, ma anche di cene e pranzi con immagini di piatti e vini.
Insomma il prof iberico è un atleta di montagna e un buongustaio che apprezza la cucina italiana. Però è anche tanto distratto da perdere il suo telefono che è rimasto ben cinque mesi sotto la neve e il ghiaccio senza riportare danni a software e hardware. Praticamente un highlander tecnologico.
Del resto, con la velocità a cui si evolve la tecnologia delle comunicazioni, i cinque mesi dell’iPhone del Passo di Luisas si possono ben paragonare ai 5mila anni di sonno tra i ghiacci della mummia del Similaun.
Il lieto fine è che l’iPhone è stato restituito al legittimo proprietario con scambio di vino: bottiglie di Brachetto in cambio di ottimo vino di Spagna. Quando si dice l’eno-spread. Un finale che, siamo sicuri, sarebbe piaciuto anche a Steve Job.
Filippo Larganà (filippo.largana@libero.it)
p.s.: Se qualche anima bella pensa che la storia sia inventata o, peggio, una marchetta pro Apple, si metta il cuore in pace. Il racconto è vero e verificabile facilmente. Inoltre Sdp non ha mai avuto rapporti commerciali con la Casa di Cupertino, se non come cliente pagante a listino pieno di vari computer e tablet Mac. (pp.ss. per i cellulari usiamo Android).
@Adriano: c’ho pensato, confesso… però secondo me è più facile una “buta di Brachet” che mi fa piacere immenso… likewise!
però se fai avere alla Apple questa storia (simpatica) tradotta in inglese forse un regalo te lo fanno….