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Gavi docg, il “Barolo bianco” chiude l’anno a quasi 14 milioni di pezzi. Montobbio (Consorzio): «Ottime prospettive. Piace il Piemonte che fa squadra»

Bottiglia Gavi 2016

È vero, qualcuno lo chiama il “Barolo” dei vini bianchi piemontesi e in effetti il Gavi docg con il “re” dei vini, che volente o nolente resta parametro per tutti, ha alcune similitudini: il numero di Comuni della zona di produzione (11) e gli ettari vitati (poco più di 1500 il Gavi, 2000 il nebbiolo da Barolo) e le bottiglie prodotto che per entrambi i vini si attestato tra i 13 e i 14 milioni di pezzi.

Maurizio Montobbio
Maurizio Montobbio

Ma i punti di contatti finiscono qui. Valori e paesaggio sono molto diversi. E tuttavia il Gavi docg ha saputo, negli anni, ritagliarsi un mercato ti tutto rispetto. «Che per il 95% è rivolto all’estero» precisa a SdP Maurizio Montobbio, presidente del Consorzio di Tutela, non senza un accenno alla Brexit, «Essì perché il Regno Unito è il nostro migliore mercato – spiega il presidente -. Per la verità fino ad oggi l’uscita di Uk dalla Ue non ha dato contraccolpi di rilievo alle esportazioni di Gavi docg, tuttavia monitoriamo la situazione ed è giusto tenere alta l’attenzione su mercati che per noi sono strategici»
Per il resto Montobbio traccia un bilancio positivo del 2016 che sta per concludersi. Dice: «Logicamente non ci sono ancora i dati finali, tuttavia le vendite di Gavi docg dovrebbero attestarsi atorno ai 13 milioni e mezzo di bottiglie con valori dell’uva che questanno sono andati da 1,20 a 1,50 euro al chilogrammo il che ha garantito un reddito dignitoso ai viticoltori». Si parla di circa 15 mila euro ad ettaro con quotazioni di vigneti di Cortese da Gavi fissate oltre i 100 mila euro. Anche in questo il nebbiolo da Barolo è ancora molto lontano. Poi le attività di promozione realizzate in sinergia con altri consorzi: «Piemonte a Palazzo, la presentazione dei vini piemontesi che si è svolta a Roma qualche settimana fa, è stata stimolante e interessate. Sono convinto che sia la strada giusta per far conoscere sempre di più i nostri vini in Italia e non mondo. E per favore cominciamo anche dai nostri territori a bere i nostri vini» dice Montobbio.
Infine qualche accenno alle attività consortili: «Grosso modo confermeremo quelle di questi anni con alcune collaterali, come la partnership con iniziative di restauro del Forte di Gavi e di altri luoghi di interesse turistico e culturale della zona di produzione».
Insomma anche per il Gavi docg il vino è uno strumento da intersecare con altri aspetti, non ultimi storia, cultura e arte.

SdP    

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