Per chi ancora non lo avesse capito la Germania è il Paese più ricco e forte della Ue, è la locomotiva europea che traina l’economia del Vecchio Continente e i tedeschi avranno pure perso due guerre e avuto una storia, negli ultimi duecento anni, un po’ travagliata, però hanno avuto la forza e trovato gli strumenti giusti, economici e diplomatici, non solo per risollevarsi, ma per dare pure lezioni un po’ a tutti (ne sanno qualcosa greci e spagnoli).
E noi italiani? Da sempre guardiamo alla Germania, anche a quella unita, come una terra di conquista commerciale soprattutto con le nostre agroeccellenze, vino in testa. E questo nonostante i tedeschi si stiano attrezzando e puntino a diventate competitor da tenere d’occhio anche in campo agroalimentare, oltre che nell’industria.
Per questo, e per tanti altri buoni motivi, si è svolto martedì scorso, 27 marzo, al Castello di Costigliole d’Asti, un seminario su internazionalizzazione e mercati esteri. L’iniziativa, aperta a tutte le aziende vinicole piemontesi, è stata organizzata da Consorzio di Tutela della Barbera e dei vini del Monferrato, Consorzio Vini del Piemonte, Agenzia di Formazione Professionale delle Colline Astigiane (Afp). Relatrice ospite era la manager tedesca Emily Albers, titolare di un’agenzia di pubbliche relazioni specializzata nella comunicazione e marketing del vino con sede ad Amburgo (www.alberspri.com).
A portare i saluti c’erano il presidente del Consorzio della Barbera, Filippo Mobrici, quello dei Vini del Piemonte, Nicola Argamante con il direttore, Daniele Manzone che ha introdotto il tema, e il direttore di Afp, Davide Rosa.
A seguire il seminario una cinquantina tra produttori, enologi e operatori del settore.
Dalle relazioni di Manzone e Albers è venuta fuori una fotografia abbastanza precisa del mercato tedesco. Con particolarità, come il fatto che il 70% dei vini acquistati in Germania si consuma in casa, che andranno sicuramente tenute in considerazioni dalle Case vinicole piemontesi che decideranno di aprire o consolidare la loro presenza in quel ricco mercato europeo.
Interesse hanno suscitato le indicazioni della Albers rispetto alle fiere del vino (ProWein in primis) molto frequentate dai produttori italiani, e ai media che fanno tendenza in Germania. Anche lì, come nel resto del mondo, oltre a quelli tradizionali e generalisti, quali quotidiani, riviste e canali televisivi, sta crescendo la percezione dei blog e del web che parlano di vino e gastronomia.
«Voi italiani dovete essere felici e fieri di avere in Germania un’immagine così buona in tema di vini e buona tavola» ha detto la Albers. Il che è certo confortante, al netto dei soliti furbetti che svendono i vini italiani (e quelli piemontesi) ai prezzi delle kartoffeln (patate). Ma quella è una grana che, se mai ce la faremo, dovremo risolverla da soli puntando sulla qualità e sulla differenza che c’è tra una Barbera venduta a meno di 2 euro al litro e una costa in triplo o anche di più.
SdP