
Carlo Bocchino, patron dell’omonima distilleria, ha concesso un’intervista a Sdp nella quale conferma la cessione della Contratto ai Rivetti di Castagnole Lanze e parla del futuro delle due aziende canellesi. A pochi minuti dalla news letter con cui abbiamo diffuso la notizia della cessione della Contratto, Carlo Bocchino parla con Sdp e spiega i termini dell’accordo.
«Oggi che tutto è stato definito – dice – lo posso confermare: io e le mie figlie abbiamo ceduto la Contratto a Giorgio Rivetti e ai suoi fratelli che conducono l’azienda La Spinetta di Castagnole Lanze. Vorrei dire che ho pensato molto a questo passo e che oggi sono felice di avere ceduto il testimone ad amici che hanno il vino nel cuore e sanno come valorizzarlo. Non ci sono multinazionali, nessun gruppo straniero, ma gente del Piemonte vinicolo che sa come lavorare e lo ha dimostrato. Io non ho mai trattato la Contratto con altri. Mi è stata chiesta dai Rivetti ed è la cosa migliore che poteva capitare a me e alla Contratto. Io ho investito molto nella Contratto. Ne abbiamo recuperato le cantine, oggi candidate a patrimonio dell’Umanità, e le abbiamo fatte diventare cornice di iniziative d’alto livello. La Contratto è un’azienda che resterà sempre nel cuore della nostra famiglia»
E allora i motivi di questa vendita?
«Noi Bocchino abbiamo una distilleria storica che dobbiamo tornare a seguire in modo più preciso. È quello che sappiamo fare ed è nel nostro dna. Tra alcuni mesi saremo in grado di annunciare nuovi progetti e iniziative che riguardano la distilleria Bocchino, Poi ci sono motivi personali, vorrei che le mie figlie siano soprattutto donne, mogli e madri, e non solo manager votate al lavoro».
Come vede il futuro della Contratto ora?
«L’ho già detto. I Rivetti sono gente serie e le cui qualità in campo vinicolo non sono in discussione. Sono sicuro che faranno bene»
Di cifre neanche a parlarne?
«Guardi un affare è sempre un affare, ma con Giorgio Rivetti ci siamo stretti la mano e abbiamo detto sì ad un accordo che ci vede entrambi soddisfatti. Di soldi davvero non abbiamo ancora parlato».
Filippo Larganà (filippo.largana@libero.it)
Bravo Filip!!!