
Lo dice il titolo del comunicato stampa ufficiale diffuso oggi (lo leggete qui) e lo diciamo anche noi: la Douja d’Or 2020, cominciata l11 settembre scorso e che ha chiuso i battenti il 4 ottobre, ha vinto la sfida.
Ha vinto contro la paura da Covid e che ha spinto alla cancellazioni di molti eventi, in Piemonte e in Italia, di sicuro. Ha vinto contro la tentazione di chiudere, cancellare, posticipare a tempi migliori.
Per il resto, però, bisognerà, a nostro avviso, che gli organizzatori (Consorzi vitivinicoli, Camera di Commercio Alessandria-Asti, Fondazione CrAsti, Piemonte Land e, magari, pure Provincia e Regione) inizino a pensare già oggi alla prossima edizione a quel 2021 che, speriamo, sia migliore di quest’anno bisesto e drammatico.
In che cosa dovrebbe, secondo noi, migliorare al Douja?
La comunicazione è stata bene integrata, i social sono stati un canale ben sfruttato, ma non basta. Non può bastare.
Serve mobilitare i grandi media nazionale e internazionali perché nelle orecchie di chi c’era ancora risuonano le parole del collega del Corriere delle Sera che alla presentazione della Douja 2020, chiamato a relazionare sul palco del bel teatro Alfieri, segnalò di come in tanti anni della manifestazione astigiana non ci fosse traccia nell’archivio del più importante e diffuso quotidiano italiano.
Cos’è mancato? Quest’anno certamente il tempo.
La Douja è stata fortemente voluta dalla Regione Piemonte che, giustamente voleva dare un segnale di ottimismo, di esistenza.
E così si è organizzata in un mesetto. S’è fatto un piccolo grande miracolo a nostro avviso.
Gran merito ai Consorzi (Piemonte Land, Consorzio Barbera d’Asti e Consorzio Asti e Moscato d’Asti) che ci hanno creduto insieme a enti e istituzioni pubblici.
Quindi la Douja d’Or 2020, per noi, va archiviata più come evento di transizione che di consolidamento.
Spieghiamo. Nelle passate edizioni son mancate, a nostro avviso, idee e apertura, ingredienti principali per riuscire.
Idee sul territorio ce ne sono molte, basta saperle raccoglierle e accoglierle. L’apertura deve essere totale perché se non c’è dubbio che Asti sia una città bellissima con palazzi storici che molte altri centri piemontesi non hanno, le fa da corona, e non bisogna dimenticarlo, un territorio, diviso tra Monferrato e Astigiano, che con il mondo del vino non solo ha a che fare, ma che lo identifica in toto, a 360 gradi e, anzi, è la sua radice più diretta e, se si vuole, più naturale.
Ecco, quindi, che nella prossima edizione, da cominciare a organizzare, lo ripetiamo, già oggi, bisognerebbe avere il fegato e l’umiltà di prevedere eventi a San Damiano, Castagnole Monferrato, oltre che a Nizza Monferrato, Costigliole d’Asti, Canelli e magari in Langa Astigiana (Roccaverano, Olmo gentile, San Giorgio Scarampi, Bubbio, Monastero, Cassinasco).
È più difficile, certo, complicato, di sicuro, serve mettere in campo altre risorse, personale, idee, soluzioni, serve mediare, mettere da parte particolarismi, orticelli, campanilismi, primedonne e solisti vari e provare a pensare in team, in grande, in “allargato”.
Insomma bisogna pensare al futuro che è sempre plurale e mai singolare. Buona Douja d’Or 2021!
SdP