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Dolcetto dei Terrazzamenti, un vino-panda da salvare. Subito

 

BALCONI i terrazzamenti di Langa dove si coltiva la vite
BALCONI i terrazzamenti di Langa dove si coltiva la vite

«Il rischio è che cada nell’oblio una viticoltura eroica, fatta di gente, di uomini e donne, di contadini che lavorano da centinaia di anni una terra avara e dura, presidiando colline aspre dalla storia travagliata. Ma di una bellezza selvaggia e unica che va salvata». Ha accenti accorati l’appello che il presidente del Consorzio di tutela del Dolcetto dei Terrazzamenti, Felicino Bianco, lancia in favore selezione originale del Dolcetto d’Alba che ha nel territorio estremo dell’Alta Langa, tra Cossano Belbo e Cortemilia, la sua terra d’elezione.

Ma che cos’è il Dolcetto dei Terrazzamenti.

Il vitigno è quello del Dolcetto d’Alba, le vigne, invece di disegnare le schiene delle colline, sono allevate su appositi terrazzamenti, come quelli che si trovano in Liguria, sono lembi di terra strappati a costoni collinari scoscesi, con la terra che è tenuta in posizione orizzontale da muretti a secco. Tutto il lavoro agricolo qui deve essere fatto a mano. Poco l’aiuto delle macchine che sulla stretta superficie dei terrazzamenti non possono operare.

Su questa terra l’uva dolcetto acquista sapori e aromi originali. E dà origine ad un vino che è una delle perle del Piemonte vinicolo, quei picchi di enologia che, proprio perché fenomenali rarità, speso vengono snobbati da chi ha occhi solo per le grandi griffe, per i marchi, storici o nuovi, che fanno volumi, fatturato e reddito, tanto reddito.

Per questo “cru” del Dolcetto d’Alba, uno dei “vini panda” piemontesi, c’è il timore di cadere nel dimenticatoio. Felicino Bianco, che è anche dirigente della cantina sociale “Terrenostre” ed è stato per un triennio anche vicepresidente del Consorzio dell’Asti, ammette timori e rischi: «È vero – dice a Sdp – di noi non si occupa quasi nessuno. Siamo un piccolo Consorzio, con appena sette iscritti. Le risorse sono ridotte all’osso. Abbiamo realizzato un paio di iniziative di comunicazione, soprattutto partecipato a fiere ed eventi in ambito regionale. Ma non possiamo fare di più a meno che qualcuno, istituzioni in testa, non ci diano una mano». E la “mano” potrebbe essere la creazione di una “strada del vino” dedicata al Dolcetto dei Terrazzamenti della Langa cuneese. «Ci stiamo lavorando – conferma Bianco -, l’idea – aggiunge – è quella di indicare percorsi verdi per i turisti, nel mezzo di un panorama unico al mondo, tra natura e vigneti».

Il presidente ha anche scritto una lettera per chiedere l’inserimento del territorio consortile all’interno del progetto Unesco che prevede la richiesta del riconoscimento di patrimonio dell’Umanità ad una larga fascia del Sud Piemonte dove è diffusa la viticoltura. La storia del Dolcetto dei Terrazzamenti somiglia a quella di altri mini-vini piemontesi. Come il Loazzolo doc, il famoso passito di moscato ottenuto dalla vendemmia tardiva di vigneti localizzati, per disciplinare solo in poco meno di cinque ettari di filari esclusivamente nel Comune di Loazzolo, nella Langa astigiana. Sono appena otto i produttori, per poche migliaia di bottiglie ricercate dai gourmet. Ma in questo caso, anni fa, oltre all’impegno di un wine-maker bravissimo come Giancarlo Scaglione, ci fu l’interesse di testimonial e comunicatori d’eccezione, come Giacomo Bologna, in re della Barbera di Rocchetta Tanaro, e Luigi Veronelli, giornalista enogastronomo che inventò il giornalismo agroalimentare.

Più recentemente da segnalare la rinascita dell’Uvalino, il singolare vitigno a bacca rossa, diffuso tra Astigiano e Albese, che si è affacciato nuovamente sul mercato dopo decenni di oblio grazie a Mariuccia Borio, una delle signore astigiane del vino, al timone della maison Cascina Castlet, che ha ripreso a coltivarlo e vinificarlo. Ecco, per il rilancio del Dolcetto dei Terrazzamenti, servirebbe uno spot d’eccezione, una sorta di “Terra Madre” in chiave piemontese, perché la sensazione è che insieme ai presìdi di cibi etnici, che fanno tanto moda e, per carità, vanno tanto bene, non ci si dimentichi dei cibi “eroici” di casa nostra.

Altre info anche sul sito www.dolcettodeiterrazzamenti.com.

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