Turisti che vagano come anime in pena, siti Internet non aggiornati, uffici informazioni e cantine vinicole chiuse, il peggiore incubo che possa capitare ad un operatore turistico si è concretizzato qualche giorno fa a Nicoletta Candelo, titolare di un agriturismo in quel di Fontanile, vicepresidente di Astesana Strada del Vino e presidente di Agriturist Asti, la prima associazione che, sotto l’ombrello di Confagricoltura, raggruppa gli agriturismo italiani. Racconta Candelo: «Sì, è stato davvero un incubo. Tra il 3 e il 6 gennaio nel mio agriturismo ho ospitato alcuni turisti dell’Emilia Romagna, venuti nella nostra zona proprio grazie alla rete Agriturist.

Mi hanno chiesto cosa vedere e dove andare. Ho indicato loro, prima di tutto, l’area del sito Unesco più vicina alla mia struttura, cioè quella di Canelli.
Ho parlato nelle cattedrali sotterranee, le cantine dove si affinano i vini e dove è nato il primo spumante d’Italia. Ho illustrato le bellezze della zona, i piatti tipici, i vini. Mi hanno chiesto di organizzare un tour.
Ho fatto telefonate, navigato su siti internet, ma niente. Tutto chiuso e siti non aggiornati da anni. Cattedrali sotterranee, cantine sociali, uffici turistici tutti in vacanza. All’Atl di Asti, per telefono, mi hanno spiegato che nei giorni di festa è molto difficile trovare aperto.
Ma come, proprio nei giorni di festa, quanto i turisti girano, noi chiudiamo? Meritiamo che la Befana ci porti un bel sacco di carbone. Altro che doni! Altro che turisti!
Nonostante tutto i miei ospiti sono andati a Canelli, hanno girovagato un po’ per il centro e davanti al portone dell’Ufficio turistico non hanno neppure trovato una comunicazione che indicasse il giorno di riapertura.
È così che ci illudiamo di valorizzare il nostro territorio? È così che pretendiamo di onorare il titolo di 50° sito Unesco d’Italia. Tra l’altro i miei ospiti non avevano idea che lo fossimo. Hanno avuto tutte le notizie da me e dai miei collaboratori. E mi hanno anche chiesto come mai non ci fossero sulle strade cartelli che indicassero Canelli o Nizza Monferrato come centri del sito Unesco. Non ho saputo rispondere e un po’ mi sono vergognata.
Dulcis in fundo: i miei ospiti dopo aver trovato tutto chiuso a Canelli si sono spostati ad Alba. Lì era tutto aperto.
Credo sia il caso che istituzioni e privati dell’Astigiano, da dove tra l’altro è partita la candidatura del progetto Unesco, si trovino attorno ad un tavolo e, seriamente e concretamente senza perdersi in parole inutili, pongano in essere tutte quelle iniziative che servono per promuovere le nostre zone Unesco.
Ne va della nostra economia e del futuro delle nostre aziende, no solo turistiche o vinicole. Non è poco»