
Da domenica 6 a mercoledì 9 aprile 2025 il Piemonte vitivinicolo ritorna da protagonista a Verona alla 57° edizione di Vinitaly, il Salone internazionale dei vini e distillati, imprescindibile palcoscenico per gli operatori professionali di tutto il mondo. A pochi giorni dall’introduzione dei dazi Usa, sarà anche la prima occasione per il comparto vitivinicolo piemontese di confrontarsi sul tema e i suoi possibili effetti.
Confermata dopo il debutto di successo alla scorsa edizione l’Area Piemonte nel cuore del Padiglione 10 di Veronafiere, dove è ospitata anche la maggior parte degli espositori piemontesi presenti con proprio stand: si tratta di un grande spazio collettivo di 1.500 metri quadri allestito e gestito da Piemonte Land of Wine – l’ente che riunisce i 14 consorzi piemontesi del vino. Nell’Area Piemonte sono presenti 107 produttori di tutto il Piemonte e i 14 consorzi di tutela.
Dichiarano il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio,l’assessore al Commercio, Agricoltura e Cibo, Caccia e Pesca, Parchi Paolo Bongioanni e l’assessore al Turismo Marina Chiarelli: «Il Piemonte torna da protagonista a Vinitaly, palcoscenico imprescindibile per la promozione internazionale non solo dei suoi grandi vini, ma di tutto il suo agroalimentare d’eccellenza e del suo turismo».
Numerose le novità di quest’edizione. Le illustra l’assessore Bongioanni: «Vinitaly 2025 rappresenta per il Piemonte un anno di svolta. Debutta il nuovo brand “Piemonte Is – Eccellenza Piemonte”, il marchio di qualità che abbiamo presentato a Roma e che da ora accompagnerà le produzioni agroalimentari piemontesi a denominazione d’origine: un patrimonio di 19 vini Docg e 41 Doc, 14 prodotti Dop e 9 Igp, 344 prodotti agroalimentari tradizionali e quasi 600 prodotti tipici di montagna con cui il Piemonte esprime da solo quasi un quarto delle produzioni certificate di tutta la Nazione. A Vinitaly lanciamo anche la nuova indicazione geografica più ampia “Piemonte”, che potrà essere aggiunta sulle etichette dei nostri vini Doc e Docg per identificarli con la regione dove nascono. E l’Alta Langa Docg, il Metodo Classico piemontese proclamato Vino piemontese dell’Anno 2025, inizia di qui il suo viaggio per accogliere gli ospiti dei grandi eventi che nei prossimi mesi vedranno la nostra regione protagonista. Con questi strumenti inauguriamo un nuovo approccio, un radicale cambio di marcia per la promozione del nostro territorio attraverso i suoi prodotti d’eccellenza: ambasciatori del Piemonte in Italia e nel mondo e strumenti per generare più remunerazione ai nostri produttori, nuovo sviluppo e turismo».
Fitto il calendario di appuntamenti e presentazioni in programma all’Area Piemonte. Domenica 6 alle 14.30 inaugurazione con la presentazione del brand Piemonte is – Eccellenza Piemonte, dell’utilizzo dell’indicazione geografica più ampia “Piemonte” nelle denominazioni d’origine, dell’Alta Langa Docg vino piemontese dell’anno 2025 e del concorso “50 Best Restaurants”. Con Alberto Cirio, presidente Regione Piemonte; Paolo Bongioanni, assessore Commercio, Agricoltura e cibo; Marina Chiarelli, assessore Turismo, Cultura, Sport; Francesco Monchiero, presidente Piemonte Land of Wine; Beppe Carlevaris, presidente Visitpiemonte; Maria Cristina Castelletta, presidente Consorzio Alta Langa, Paolo Ricagno, presidente Consorzio di Tutela Vini d’Acqui; modera Danilo Poggio. Alle 16 all’Auditorium Verdi la presidente del Consorzio Alta Langa Maria Cristina Castelletta riceve il Premio Angelo Betti – Benemeriti della viticoltura 2025.
Lunedì 7 alle 12 confronto fra territori Unesco del vino sulla presentazione a Parigi della candidatura dell’area del Roero a Buffer Zone Unesco; alle 15 Salute e consumo di vino nella dieta mediterranea: quali decisioni da assumere alla luce delle conoscenze disponibili, con l’assessore alla Sanità della Regione Piemonte Federico Riboldi.
Martedì 8 alle 12 l’Associazione Produttori del Vino Biologico del Piemonte e Fondazione Agrion presentano il report sull’andamento del vino biologico in Piemonte e il progetto dell’Osservatorio del vino biologico del Piemonte. Alle 14.30 convegno Il Piemonte del futuro: Sostenibilità, competitività e nuovi orizzonti di consumo nel vino, a cura di Accademia di Agricoltura di Torino.
E torna dopo il successo dello scorso anno anche il Ristorante Piemonte, all’esterno del Padiglione 10: curato dallo chef stellato piemontese Massimo Camia (Novello – Cn, 1 Stella Michelin), proporrà un menu a base di prodotti piemontesi Dop e Igp accompagnati dai vini Doc e Docg del territorio regionale. In carta piatti come gli Asparagi del Roero alla crema di Grana Padano Dop, i Gobbi di Salsiccia di Bra, patate e porri e il biancostato di Vitellone Piemontese della Coscia cotto a bassa temperatura, la Piccola pasticceria piemontese. Confermato anche lo spazio lounge annesso al ristorante, a cura del Consorzio Asti Docg.
Per Francesco Monchiero, presidente di Piemonte Land of Wine, il Vinitaly 2025 sarà l’occasione per rimarcare che il Piemonte del vino vuole parlare con una voce sola, ma anche che serve una strategia comune davanti a un soft power italiano di cui la filiera del vino fa parte a pieno titolo: «Non dobbiamo temere di confrontarci con situazioni geopolitiche in cambiamento continuo. E per farlo nel migliore dei modi dobbiamo preparaci a costruire strategie comuni, tra aree del vino, ma anche tra fiere agroalimentari e, più in generale con tutto il sistema Italia». Piemonte Land intende lavorare con tutti i Consorzi associati alla proposta di inserire l’indicazione geografica allargata “Piemonte” sulle etichette dei vini Doc e Docg piemontesi. Spiega:«L’idea nasce dalla consapevolezza di come il Piemonte sia percepito, a livello mondiale, come garanzia di vini di altissima qualità. Dunque perché non offrire questo straordinario “ombrello” a tutte le denominazioni vinicole del Piemonte, conosciute o meno conosciute? Secondo noi sarebbe un grande risultato non solo di unione, ma anche di comunicazione e di marketing del territorio a livello globale. Se alla fine arriveremo al risultato, come è già successo per grandi aree vinicole estere come quelle francesi, allora daremo un grande valore aggiunto ai nostri vini».
Qualche dato sul vino piemontese oggi
Il Piemonte è la regione italiana con il maggior numero di vini a denominazione d’origine: 60 (19 Docg e 41 Doc, nessuna Igt) su un totale di 77 Docg e 330 Doc a livello nazionale, precedendo la Toscana con 58 e il Veneto con 50, comprensive di Igt.
Il settore della produzione vitivinicola in Piemonte vede attive circa 11.000 aziende che producono vini Doc e Docg.
La superficie idonea a produrre vino a Denominazione di Origine è in Piemonte di 43.670 ettari: di essi la vendemmia 2024 ha visto rivendicare per la produzione vini a Do 36.193 ettari.
L’88% del vino piemontese è etichettato come Vino a Denominazione d’origine rispetto ad una media nazionale che non arriva al 52%. La produzione di vino piemontese a Denominazione d’Origine è stata nel 2024 di 2.051.630,79 ettolitri, di cui 1.803.256 imbottigliati.
Il Piemonte è la seconda regione in Italia dopo il Veneto per valore del vino prodotto con 1 miliardo e 428 milioni di euro (dati Valore Italia 2024). Seconda, sempre dopo il Veneto, per l’export del prodotto vino: il valore dell’export vino piemontese supera gli 1,2 miliardi di euro e rappresenta il 16% del totale italiano.
Per numero di bottiglie prodotte e fascettate (dati Valore Italia 2024) il primo vino piemontese a Denominazione d’origine è l’Asti – Moscato d’Asti, al sesto posto nella classifica generale italiana, con 90.065.185 bottiglie. Fra i primi 20 a livello nazoinale anche la Doc Piemonte con 34.271.891 bottiglie; seguono Langhe Doc (23.064.614), Barbera d’Asti Docg (16.913.723), Barolo Docg (13.750.048) e Gavi Docg (12.824.676).
Diversa la classifica se si guarda il valore prodotto.Tra i primi 20 vini italiani, in quinta posizione ancora l’Asti e Moscato d’Asti (valore prodotto 351 mln €), ma in ottava posizione spicca il Barolo Docg (253 mln €). Altri piemontesi nella top 20 la Doc Piemonte, Langhe, Barbera d’Asti Docg e Gavi Docg.
La vocazione alla qualità della produzione vinicola piemontese si evidenzia anche nel posizionamento di prezzo più alto della media, sia sul canale retail italiano che nell’export. In particolare, considerando le vendite di vini fermi nel canale Gdo, nel 2023 il prezzo medio a scaffale dei vini Dop piemontesi era di 7,3 euro/litro, contro 6,5 euro/litro della media nazionale. Anche sul versante dell’export, i rossi Dop piemontesi escono dai confini italiani a 11,9 €/litri contro una media di 7,1 €/litro.
Il posizionamento più alto della media dei vini piemontesi non riguarda solo il prezzo, ma anche la reputazione presso il consumatore (anche perché si tratta di due variabilitra loro strettamente correlate, una sorta di causa-effetto).
Secondo un recente survey Nomisma, il Piemonte si configura – a detta dei consumatori italiani intervistati – come la principale regione italiana per la produzione di vini rossi di qualità, la terza per vini rosé, la quarta per spumanti e la sesta per vini bianchi.
L’export
Focalizzando l’attenzione sull’export, il Piemonte rappresenta la seconda regione – dopo il Veneto – per valore del vino venduto oltre frontiera: 1,2 miliardi di euro, il 16% del totale Italia. Il 52% del vino piemontese esportato finisce nel mercato comunitario, un altro 20% nei paesi europei extra-Ue, un 18% nel mercato nordamericano mentre il rimanente 10% si diffonde nel resto del pianeta.
Una tra le componenti più rilevanti, dal punto di vista dei valori delle esportazioni regionali è data dai vini rossi fermi a marchio Dop. Nel 2023 ne sono stati venduti fuori dall’Italia 31,4 milioni di litri per un corrispettivo di 373 milioni di euro. Rispetto a cinque anni prima, l’aumento, sempre a valori, è di quasi il +50%.
Più del 60% dell’export dei vini rossi Dop piemontesi finisce in 6 mercati: Stati Uniti, Germania, UK, Svezia, Svizzera e Norvegia. Se guardiamo a quanto accaduto negli ultimi 5 anni nei principali mercati di sbocco, le crescite più rilevanti hanno interessato l’Australia (+205%), la Francia (+187%), la Svezia (+123%), la Corea del Sud (+117%) e gli Stati Uniti (+60%). Sotto la media sono invece risultate le esportazioni in UK (+22%), Germania (+11%) e Cina (+2). In calo solamente il Canada (-13%).
Sempre restando nell’ambito dei vini Dop, un’altra denominazione piemontese importante per l’export è quella dell’Asti spumante. In questo caso stiamo parlando di quasi 170 milioni di euro di valore ottenuto all’estero, a fronte di 44 milioni di litri esportati nel 2023. In questo caso, la crescita quinquennale a valori è risultata del +18%.
Invece, analogamente ai rossi Dop, anche l’export dell’Asti presenta lo stesso grado di concentrazione: il 60% delle vendite oltre frontiera dello spumante piemontese finiscono in un numero più o meno simile di paesi, anche se in realtà esistono diverse triangolazioni commerciali (in particolare con la Lettonia) che fanno della Russia il principale mercato di sbocco con un’incidenza sull’export del 25%. Oltre a questi due mercati, gli altri più importanti per le esportazioni dell’Asti sono la Germania, gli Stati Uniti, il Regno Unito e la Polonia.
Si guarda ai nuovi mercati
In attesa di registrare gli effetti delle novità normative legate ai dazi introdotti dagli Usa e le prime reazioni, anche il Piemonte deve misurarsi con la contrazione mondiale nel consumo del prodotto-vino che interessa i mercati tradizionali e consolidati. Il sistema vino del Piemonte sta guardando per questo con sempre maggiore attenzione all’individuazione e avvicinamento di quei mercati che, a prescindere dall’essere “tradizionali” o “emergenti”, hanno evidenziato negli ultimi anni un interesse crescente per i vini piemontesi.
Limitando l’analisi ai mercati che nel 2023 hanno importato almeno 500 mila euro di rossi Dop piemontesi, ed escludendo i primi 15, vale la pena segnalare la Spagna, i cui acquisti sono aumentati nel quinquennio 2018-2023 del 278% a un prezzo medio di 17,3 euro/litro (contro gli 11,9 euro del totale export), così come il Portogallo (+392%, 20,3 euro/litro) e la Repubblica Ceca (+95%, 16,2 euro/litro). Interessanti la Thailandia (+143%, 13,4 €/litro) e il Messico (66%, 12,5 €/litro). Anche per l’Asti l’Europa dell’Est esprime un interesse crescente, come evidenziato dalle importazioni in aumento in Repubblica Ceca (+28%) e Romania (+50%), e ancor di più questa attenzione si registra nel Sud-Est Asiatico, con in testa Filippine e Taiwan, oltre alla Cina che – nel caso di questo spumante dolce – sembra andare in controtendenza rispetto ai consumi generali di vino nel Paese.

