Mercati e vino futuri. Questi i temi, non da poco, affrontati il 26 febbraio scorso al Castello di Grinzane di Cavour nel corso del convegno organizzato dall’Arev, l’associazione che raggruppa le aree vitivinicole d’Europa e di cui è presidente il governatore del Piemonte, Sergio Chiamparino. Due i titoli dell’appuntamento: “Viticoltura europea di fronte al mercato internazionale” e “quale vino berremo domani?”. Più chiaro di così.
A leggere i nomi dei relatori e ad ascoltare i loro contributi durante, con deduzioni e contro-deduzioni, ci sarebbe da riempire un libro. Qui, per SdP, ci limiteremo a riportare quanto abbiamo colto dai loro messaggi, lasciando da parte i tecnicismi istituzionali.
DUE TAVOLI
Il Convegno si è svolto in due distinte tavole rotonde. La prima, alla quale hanno partecipato rappresentanti dei più importanti organi istituzionali europei, relativa a due temi di importanza strategica: il rapporto Europa/Usa nella protezione delle DO e la proposta, in discussione negli ultimi tempi, di dare possibilità in Europa dell’indicazione di vitigno anche per i vini “comuni” non a DO/IGT (quelli che un tempo erano chiamati Vini da Tavola). Sul primo tema è stata evidenziata la difficoltà sostanziale di interagire con gli organi istituzionali statunitensi. Il dialogo non si è mai interrotto, ma è stata rilevata la volontà da parte degli USA di non acquisire posizioni che possano dare regole restrittive alle proprie produzioni. Rimane quindi aperta la discussione su come dare maggior tutela e valore alle produzioni europee, regolamentate dalle DO, nei confronti dei vini statunitensi che, talvolta, utilizzano nomi dei vitigni e/o delle DO italiani per dare un’impronta di “italianità” (che evoca anche una maggior qualità) ai loro vini, sino a raggiungere i temi “dell’italian sounding” che per alcuni prodotti statunitensi (come i formaggi) è strumento di promozione e successo.
Stop a nomi di vitigno per vini comuni
Sul tema del nome di vitigno sui vini comuni la posizione emersa è sostanzialmente univoca: no ai nomi di vitigno inseriti in etichettatura dei vini comuni. Da molti è stato ritenuto non accettabile rischiare di distruggere decenni di lavoro fatto sulle DO per alimentare un mercato di vini in Europa di probabile (quasi certa) minore qualità.
«È da valorizzare il modello europeo di viticoltura che punta sulla qualità e tipicità del prodotto, legato al territorio di produzione, con una grande attenzione agli aspetti ambientali e cultural.L’8 marzo, su questo tema, incontreremo il Commissario europeo per l’agricoltura, Phil Hogan. Vogliamo ci dica se questo progetto ha un futuro» ha detto Sergio Chiamparino, che ha voluto ribadire l’obbiettivo dell’Arev, l’associazione delle regioni europee vitivinicole che rappresenta 75 regioni dall’Atlantico al Mar Nero.
Ferrero
L’assessore all’Agricoltura della Regione Piemonte, Giorgio Ferrero, ha sottolineato come una liberalizzazione dei vitigni potrebbe arrecare danni alla viticoltura piemontese stimate fino a 400 milioni di euro. Ferrero ha ribadito che l’impegno a difesa delle denominazioni di origine è a sostegno della trasparenza e del consumatore. L’assessore ha rimarcato l’importanza di indicare il luogo d’origine del prodotto, nel vino come nel resto dell’agroalimentare, a tutela del consumatore perchè la trasparenza è e resta uno dei problemi principali dell’intero settore agroalimentare.
Olivero
Presente anche Andrea Olivero, viceministro alle Politiche Agricole che ha voluto ribadire: «Per quanto riguarda il nostro Paese, siamo intenzionati a mantenere il tema della difesa delle indicazioni geografiche come punto prioritario».
Chi c’era
Fra gli ospiti il vice ministro all’Agricoltura, Andrea Olivero, il direttore generale dell’Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino, Jean-Marie Aurand e il presidente del Consiglio Europeo Professionale del Vino, Aly Leonardy, Al dibattito sono intervenuti Bernhard Url, direttore esecutivo dell’Autorità Europea per la Sicurezza alimentare e Pascal Ferat, presidente del sindacato generale dei viticoltori della Champagne.
Surì
È stato affrontato anche il tema dei Surì, cioè dei vigneti a forte pendenza. Si è mosso il mondo del moscato che aveva riconosciuto anni fa incentivi per i 360 ettari di vigneti “ripidi”. Ora è stato riconosciuta la necessità di altri sostegni per questi appezzamenti perché il loro lavoro preserva non solo una tradizione, ma anche un territorio, il paesaggio.
Le imprese: fateci lavorare meglio
Il mondo imprenditoriale, da parte sua, ha inviato richiami alla concretezza (forse un’implicita richiesta agli organi istituzionali?). Tradotti: lavoriamo per il nostro territorio, per essere sempre i primi nelle produzioni di qualità così come nella qualità del nostro lavoro. Lavoriamo pensando che molto è già stato fatto (da qui l’esempio dell’ottenimento del riconoscimento Unesco per Monferrato, Langhe-Roero) ma c’è molto ancora da fare. E come no.
Farinetti per un futuro sempre più verde
Oscar Farinetti, patron di Eataly, ha invitato tutti a pensare come il vino italiano debba necessariamente essere il più caro al mondo. Come? Creando un valore aggiunto lavorando sul territorio, su noi stessi per acquisire nuove professionalità, per avere un minor impatto ambientale e una cura del paesaggio che sia messaggio per i consumatori e per i turisti che vengono a visitare le nostre terre. Insomma per Farinetti bisogna lavorare “bio” a 360 gradi, focalizzando le nostre produzioni sulla “naturalità” e il nostro lavoro sul rispetto dell’ambiente. Come non condividere.
IL VINO DI DOMANI
La seconda tavola rotonda ha avuto come tema “Quale vino berremo domani”. Sono stati ripresi a tratti i temi della prima tavola rotonda: la necessità di proteggere e tutelare le DO, le difficoltà che incontrano le aziende italiane quando si propongo ai mercati esteri ed in particolare a quello statunitense, come promuovere un territorio che già molto ha dato e già molto ha ottenuto. Sostanzialmente unanime le prese di posizioni dei relatori; per creare ulteriore valore aggiunto alle nostre produzioni è necessario concentrarsi sul rispetto di: natura, paesaggio, lavoro fatto sino ad oggi.
Il vino “petaloso” che rispetta l’ambiente
Lanati: «Ricordiamo quanto di bene fatto prima di noi»
Il futuro, almeno dalle impressioni che abbiamo tratto dal convegno di Grinzane, sembra essere racchiuso in un unico messaggio che prevede protocolli di lavorazione dei vigneti, delle uve e dei vini con il minor contributo possibile delle soluzioni tecnologiche che la viticoltura e l’enologia ci mettono a disposizione. A sintetizzare il messaggio e definire la strada per il futuro ci ha pensato Donato Lanati, celebre enologo titolare del fantascientifico centro di ricerca Enosis che si trova nell’Alessandrino: parlando di “bio” ha ricordato: «La tradizione è la sommatoria di tutti gli esperimenti positivi che sono stati posti in essere dai nostri avi», quasi ad sostenere la grande attenzione che il territorio piemontese sta dando alle produzioni “bio”.
LA CHIUSURA
Conterno: «Vino verde carta vincente». Porzio: «No allo scoopismo tv sul vino». Demaria: «Basta nomi vitigno su vini comuni». Vacca: «Sì al dialogo veloce con gli Usa sulla tutela delle Do italiane»
A chiusura del convegno Paolo Massobrio, giornalista e scrittore ha invitato sul palco quattro viticoltori a trarre le conclusioni della giornata. Claudio Conterno ha sottolineato come l’attenzione alla natura sia la carta vincente per continuare a farsi ascoltare dai nostri consumatori e dà la certezza di diffondere un prodotto salutare. Giulio Porzio ha ribadito il lavoro fatto sino ad oggi e la necessità di tutelarsi da messaggi vagamente denigratori, come quello della trasmissione tv Presadiretta della Rai, andata in onda alcuni giorni fa con i titolo “La fabbrica del vino” e che, secondo molti, avrebbe alimentato messaggi fuorvianti e negativi per il mondo del vino. Gianluca Demaria ha dichiarato di vivere con entusiasmo e riflessione l’attenzione che si sta dando alla natura e al territorio schierandosi con chi è contrario al nome del vitigno in etichetta per le produzioni non DO. Infine Federico Vacca si è detto fiducioso sulla buona riuscita della trattativa Europa/Usa, ma ha chiesto alle istituzioni di adoperarsi per rispettare maggiormente i tempi perché sempre più spesso chi produce è vincolato dalla burocrazia, deve far fronte ai cambiamenti dei mercati, rispettare le regole e, talvolta, sottostare a ritardi istituzionali davvero eccessivi.
MGM
Sui Sorì qualcosa però è partito, a presto grandi novità…
Buon Moscato d’Asti…dei Sorì ( e non surì)
Concordo
Non vorrei fosse l’ennesimo bellissimo e ben organizzato convegno sul vino dove si fanno bellissimi discorsi,ma alla fine non cambia niente o molto poco. ” La maggior parte delle volte si sprecano piu energie nel parlare dei problemi, di quante ne servirebbero per risolverli”. Henry Ford