
Vittorio Colao, il super top manager (Classe 1961) voluto dal presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, a capo di un gruppo esperti chiamati a disegnare il rilancio dell’Italia post Cocid -19, ha un curriculum stellare. € stato a capo di multinazionali e gruppi importanti. Il suo lavoro e quello del suo staff è racchiuso in un rapporto di una cinquantina di pagine che di primo acchito verrebbe da definire la “scoperta dell’acqua calda”. Quello che Colao e soci hanno scritto nel documento intitolato “Iniziative per il rilancio Italia 2020-2022” è, infatti, talmente giusto, corretto, sensato, da risultare, a una prima lettura, banale, scontato, ovvio e in qualche caso persino lapalissiano. Poi uno si chiede se sia possibile che tanti manager ed esperti di economia e di temi sociali abbiano partorito una simile raccolta di ovvietà e cose risapute nelle Aule parlamentari come nell’ultimo Bar Sport. E alla fine uno si risponde che no, deve esserci, come dice il poeta, un senso in questo lavoro.
E il senso, in ultima analisi, sembra proprio quello che si ha sotto gli occhi, che cioè Colao e compagnia abbiano messo nero su bianco quello che molti italiani sanno già, anche senza essere esperti.
Chi, infatti, non ha mai pensato che questo Paese abbia bisogno di una burocrazia meno rompiscatole e assurda, più amica del cittadino e delle imprese?
Chi non ha mai pensato che le tasse dovremmo pagarle tutti e di meno e non tante, vessatorie e i soliti noti?
Chi non si è mai chiesto se non manchino aiuti alle famiglie, ai disabili, alle donne spesso discriminate, maltrattate, violentate o uccise, e alle minoranze e ai giovani che per far carriera devono andare altrove?
E chi non è d’accordo nel dire che le infrastrutture mancano (o crollano), che la scuola fa acqua da tutte le parti, la ricerca scientifica non è mai considerata strategica, il sistema Universitario tende a disperdere la conoscenza invece che compattarla, non c’è equità sociale, culturale ed economica, l’Ambiente è violentato tutti i giorni, il paesaggio deturpato, la pubblica amministrazione è ancora ottocentesca e non premia il merito.
Insomma quello di Colao è un libro di lamentele, una lista di errori, mancanze, assenze, male gestioni che tutti, ma proprio tutti gli italiani conoscono.
E allora perché il premier Conte, che è italiano tra gli italiani, ha chiesto che Colao e la sua “brigata” di esperti gli esponessero cose che, forse, lui sapeva già?
Azzardiamo: forse lo ha chiesto perché voleva che queste cose, che tutti sappiamo e che persino i politici sanno, fossero messe nero su bianco. Forse Conte voleva che qualcuno ci dicesse sul muso e a chiare lettere che siamo messi male e che i soldi dell’Europa, che non saranno tutti a gratis, dovranno essere spesi bene, al riparo da criminalità e sperperi.
Ecco, così sembra che il rapporto di Colao & Co. assuma un senso logico insieme agli appelli degli esperti che nel documento, insieme a una fin troppo frequente uso della parola resilienza – dal dizionario: resilienza, 1.Capacità di un materiale di assorbire un urto senza rompersi.
2. In psicologia, la capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà – raccomandano di fare presto. Perché se l’Italia è un malato cronico a cui è capitata tra capo e collo una maledetta e letale malattia, di tempo da perdere non ce n’è.
Infine un piccolo appunto: in tutto il rapporto non si menziona esplicitamente l’agricoltura, si parla di turismo, arte, cultura, di industria e di produzione, di università e scuola, di famiglia e inclusione, di immigrazione e disabilità. Ecco, forse la citazione un settore vero, nostro, strategico, sostebile, che dà ancora lavoro e nello stesso tempo bistrattato e dimenticato, se la meritava, ma forse nello staff di Colao non c’erano agroesperti.
In ogni caso, comunque la pensiate, qui il documento lo trovate qui.
Buona lettura.
Filippo Larganà (filippo.largana@libero.it)