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Commento. Douja d’Or 2018: meglio dello scorso anno? Sì, ma ancora distante da altri eventi dedicati al vino. Si può (e si deve) fare di più e meglio

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I numeri lo dicono in modo chiaro: l’edizione 2018 della Douja d’Or, il concorso/fiera del vino che per due settimane, fino al 16 settembre, ha animato le piazze e i palazzi storici di Asti, è andata meglio rispetto a quella dello scorso anno.
Lo dicono gli organizzatori, in testa la Camera di Commercio di Asti, in procinto di fondersi con quella di Alessandria. Lo dicono i Consorzi di Tutela dei vini piemontesi, che attraverso Piemonte Land hanno messo in campo risorse e mezzi. Lo affermano le istituzioni locali (e ci mancherebbe).
E noi concordiamo, per una volta, complimentandoci con tutti i produttori che sono stati premiati al concorsone astigiano.
Certo si è fatto meglio dello scorso anno, ma il paragone, che regge quando si paragona la Douja a se stessa, crolla, sotto vari punti di vista, quando la si confronta con analoghe manifestazioni enoiche che avvengono nelle stessa area vitivinicola.
Due per tutte: Nizza è Barbera a Nizza Monferrato (due giorni di eventi) e Vinum ad Alba (sette giorni di rassegna). Entrambe si svolgono alcuni mesi prima della Douja astigiana, tra fine aprile e metà maggio, spuntando numeri maggiori della kermesse di Asti: trentamila degustazioni uniche all’evento nicese, 120 mila (l’ultimo dato ufficiale è addirittura del 2017) a quella albese.
Quindi bene la Douja che migliora se stessa, ma non abbastanza per gareggiare con altre a livello locale, figuriamoci a livello nazionale.
E infatti citazioni della Douja sui siti specializzati che si occupano del calendario di eventi legati al vino in Italia se ne trovano pochine. Uno per tutti: Intravino, sito di riferimento per i winelovers, che ignora il salone astigiano (vedi qui), mentre cita Vinum, Nizza è Barbera e perfino Vinissage la rassegna di vini bio che si svolge in Primavera ad Asti insieme ad altri eventi piemontesi. Dimenticanza? Corto circuito nella comunicazione? Chissà.
Intanto, per quanto riguarda la Douja, nelle due settimane di manifestazione noi di SdP abbiamo fatto varie incursioni. L’ultima il sabato 15, giorno precedente la domenica di chiusura.
Nonostante la bella mattinata di sole, poca gente. Altri sono stati più fortunati. In orario serale, per esempio, soprattutto nel fine settimana, ci hanno riferito, come testimoniano le tante gallerie di foto presenti sui social, molto pubblico nelle varie parti della città dove erano previsti degustazioni ed assaggi.
Bene, ma non benissimo.
Restano, infatti, attaccate alla Douja 2018 le pecche classiche di una manifestazione che stenta a decollare a livello regionale, figuriamoci nazionale.
Vediamole insieme, dopo avere ricordato che le critiche sono sempre costruttive e fatte “per amore” e nella sincera speranza che in futuro le cose cambino radicalmente in meglio.
Dunque, bene la dislocazione della Douja nei Palazzi storici di Asti che, però, restano slegati tra loro con ampi spazi vuoti.
Bene le due “porte” che delimitano la Douja in corso Alfieri (spoglio), meno bene la cronica mancanza di indicazioni davanti a Palazzo Ottolenghi che, certo, resta il museo del Risorgimento, ma, santa polenta!, per una volta potrebbe essere imbandierato con loghi e drappi griffati Doja d’Or. Invece nulla.
Bene Casa Alfieri che diventa la Casa della Barbera, siamo sicuri che il trageda avrebbe gradito.
Bene il “ristorante leggero” allestito dal Consorzio della Barbera che ha fatto sold out.
Bene le due isole degustazioni di piazza San Secondo e piazza Roma, rispettivamente di Piemonte Land e della Douja.
Meno bene che queste due isole siano state allestite sotto insulsi tendoni bianchi in perfetto stile fiera di macchine movimento terra. Ma è mai possibile che non si riesca a dare calore a queste installazioni. Nella città che celebra la Giostra di Bastian e il Palio non dovrebbe essere difficile farsi venire un’ideuzza alternativa.
E curiosa, molto curiosa, la degustazione tecnologica di Palazzo Gazzelli, con i dispenser in acciaio e vetro che contrastavano non poco con le antiche volte medievali.
Meno bene la zona dedicata al Vermuth, di una tristezza infinita, sotto il solito tendone bianco con pareti in plastica trasparente.
Il Vermuth, proprio in forza dei tanti assaggi rilevati dall’organizzazione avrebbe meritato un salone, chessò, di Palazzo Mazzetti con i suoi stucchi eleganti e i suoi quadri della Belle Epoque. Invece niente. Peccato.
Bene i forum, i convegni, le manifestazioni in costume, le bancarelle. Meno bene che i forum, nell’era dei social non siano stati trasmessi in streaming, insieme agli eventi storici. Bastava uno smartphone con adeguata copertura di fibra ottica.
Infine un paio di suggerimenti relativi alla comunicazione: bene, anche se scontate e dovute, le interviste alle figure istituzionali e a chi organizza eventi “amici”, ma non avrebbe guastato un reportage tra le gente, tra i cosiddetti winelovers, per sapere cosa pensavano della Douja, raccogliendo lodi, ma anche critiche come quelle che ci sono sui social con, da una parte gli entusiasti e dall’altra chi ha sostenuto di aver trovato code troppo lunghe ai banchi d’assaggio, scarsi, seppur volenterosi, gli operatori che versavano vino, o si è lamentato per non avere trovato il vino che voleva assaggiare o del prezzo troppo alto delle degustazioni o degli orari troppo rigidi.
Spunti di riflessione e miglioramento.

Filippo Larganà (filippo.largana@libero.it)

 

 

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