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Cartolina da Bordeaux. Sacco (Camera Commercio Asti) presenta la Douja 2011. E auspica: «Più unità per il Moscato»

Mario Sacco, presidentissimo della Camera di Commercio di Asti, al Vinexpo di Bordeaux ha presentato la Douja d’Or 2011, parlato di vino e anche lanciato un appello al mondo del moscato affinché ritrovi un’unità di filiera che porti benefici a tutti. Sacco è un uomo pratico e un amministratore di lungo corso. Nello stand della Camera di Commercio astigiana gli assaggi di vini “made in Asti” sono stati migliaia. Tra tutti hanno spopolato Asti e Moscato d’Asti docg.

«È la dimostrazione che le nostre eccellenze enologiche hanno grandi margini di successo» ha detto Sacco che ha pure inviato un appello all’unità del mondo del moscato: «In un momento così positivo, quando le cose vanno bene, c’è bisogno di lavorare tutti insieme, per migliorare l’immagine dei vini e magari spuntare prezzi migliori che vadano a favore di tutta la filiera».

Ecco la videointervista a Mario Sacco.

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  1. Credo che a questo punto devo dare alcune spiegazioni. Tu sai benissimo che io credo che il mondo del “Moscato” per resistere alla concorrenza deve avere una “casa” sostenuta da quattro colonne : Agricoltura, Industria, Territorio e Cultura. L’Industria è e resta un’importante colonna. Dico soltanto che attualmente abbiamo dei dirigenti delle Industrie (multinazionali e non) che continuanano a puntare su un prodotto: l’Asti spumante, che nonostante i milioni di euro spesi non riesce a decollare… nei prezzi.Vendere “Moscato” ad un prezzo maggiorato soprattutto in questo momento sarebbe un’occasione da cogliere al volo.Per quanto riguarda il Consorzio dell’Asti Spumante sono perfettamente d’accordo sul suo ruolo di controllo, credo però che una dirigenza al di sopra delle parti come lo era dal 1932 al 1977 forse svolgerebbe meglio il suo compito, naturalmete l’industria dovrebbe avere una propria associazione di rappresentanza e non usare come fa ora il consorzio per le proprie lotte interne. Così la penso io…forse fra trent’anni…l’amico Pelissetti dice che non cambio mai le mie convinzioni…come i paracarri. Mi fa piacere essere un paracarro, quelli ,però, che indicavano anche la direzione…..

    Buon Moscato d’Asti
    giovanni bosco
    presidente CTM

  2. A me ha sempre dato fastidio discutere con persone che non conoscono a fondo l’argomento, mentre trovo piacere,anche se su posizioni diverse, trattare un argomento quando di fronte ho un interlocutore che conosce bene il problema. Con Te questo è possibile. Premesso questo andiamo nel cuore del problema. Se scrivo che ci troviamo difronte a un’industria molto debole, non sputtano l’industria, ma cerco anche di far sì che l’industria reagisca e valuti bene le proprie capacità.Ho sempre detto e scritto, e tu mi sei testimone, che la “casa” moscato deve sostenersi su quattro colonne :Agricoltura, Industria,Territorio. Cultura. L’industria ne è una colonna importante.Ho scritto che il prodotto “Asti Spumante”, nonostante i soldi investiti è in crisi. Questo non vuol dire che sputo nel piatto dove anch’io ho mangiato, dico soltanto che la realtà, analizzando vari elementi che sarebbe lungo elencare, va in questa direzione (concorrenza in primis….Prosecco, Cava spagnoli….)Nemmeno dico che bisogna smettere immediatamente di produrre Asti Spumante. Dico solamente che la parola MOSCATO sotto varie forme è conosciuta in tutto il mondo e il “nostro” è l’unico prodotto senza aggiunta di zucchero e con un retroterra che come scivi Tu “i nostri vigneti chiudono il riconoscimento dell’Unesco”. Sono quarant’anni che dico e scrivo questo e ormai come dice “Pelissetti” sono diventato come un paracarro che non cambia mai opinione.Tutto sommato mi piace essere un paracarro, uno di quei paracarri che indicavano la strada per Torino…chi non seguiva l’indicazione si trovava a Savona e magari… si trovava meglio, ma non era a Torino.(p.s.a scanso di equivoci ” il contadino dei sorì può anche cambiare mestiere e fare il metalmeccanico e trovarsi meglio, ma non è più un contadino”

    Buon Moscato d’Asti
    giovanni bosco
    presidente CTM

  3. @Giovanni: so come la pensi sul mondo del moscato, e se sono d’accordo con te sull’impostazione, diciamo, socioeconomica, dissento sull’analisi che ne fai dal punto di vista produttivo e commerciale. Demonizzare industrie e manager, a mio parere, non serve e niente, anzi rischia, come è accaduto, di creare fratture che sono deleterie per il settore con effetti ignoti e incontrollabili. Gestire, invece, il rapporto tra Asti e industria si può. E lo strumento si chiama commissione paritetica. Quanto alla qualità, caro Giovanni, per me sei ingiusto. L’Asti è prodotto da grandi numeri che subisce gli effetti di questa diffusione con prezzi molto differenziati contro una qualità media buona (con picchi di eccellenza) che, questo sì, deve essere ancora migliorata. Tanto per dire ci sono partite di Champagne che all’ingrosso vengon trattate a 3 euro a bottiglia e vanno sullo scaffale a meno di 10, con qualità non da grand cru. Ma in Francia nessuno si scandalizza. Non sono d’accordo sull’inutilità della promozione sull’Asti. Va fatta, magari in altri modi, ma va fatta. Sennò altri spumanti occuperanno il mercato dell’Asti che non è per nulla in declino. A Bordeaux, nello stand della Camera di Commercio di Asti, tra le migliaia di degustazioni mi hanno detto che l’Asti e il Moscato sono stai al top, con l’Asti un po’ preferito dai buyers stranieri perché meno dolce del Moscato e quindi più versatile. Le cantine sociali che fanno “vin rosè a tutto spiano” fanno reddito e salvano posti di lavoro. Tu hai fatto l’agente assicuratore una vita è queste cose (lavoro-reddito-occupazione-benessere) dovresti riconoscerle bene. Quanto al Consorzio, lungi da me un’avocatura d’ufficio, tuttavia l’aver scoperto 5 milioni di falsi Asti prodotti in Russia e aver portato i moscatisti a Bordeaux sono segnali che confermano come l’ente, al di là del gradimento o meno sulle persone che lo dirigono, ha ruolo e funzioni insostituibili. In chiusura: so, Giovanni, che tu ami il Moscato e non tanto l’Asti, ma non è uccidendo uno dei due che si fa il bene di questo territorio. Perché è di questo che stiamo parlando, vero?! Sono due vini fratelli che devono andare avanti insieme, necessariamente in sinergia tra loro. Qualcuno tenterà speculazioni, qualcuno penserà di sfruttare il trend per far soldi a spese del comparto. bene. ora è il momento che tutte le anime del moscato si uniscano per far fronte comune. Le divisioni non hanno mai pagato. Guardiamo la politica italiana e facciamo il contrario…

  4. Come Filippo ben sa sono ormai oltre da 40 anni che studio il fenomeno “moscato” e ritengo a ragione o a torto che “moscato” non vuol solo dire uva o vino, ma qualcosa di molto più importante: per me “moscato” vuol dire economia di una zona in tutti i suoi aspetti: economici, ma anche politici, sociali, e perchè no anche culturali. Ci vorrebbe una serata per spiegare come la coltivazione dell’uva moscato in modo intesivo come è successo negli ultimi trant’anni abbia modificato il modo di vivere e di pensare della nostra gente.Per non tirarla troppo alla lunga secondo il mio modesto parere l’Asti Spumante è un prodotto in irriversibile declino…nonostante i miglioni di euro che si spendono per sostenerlo in tutte le maggiori manifestazioni sia in Italia che all’estero(in Germania viene acquistato dai Turchi ed in America da Negri per ubriacarsi perchè costa poco) Perchè? Sempre a mio modesto parere perchè abbiamo un’industria non all’altezza della situazione.Primo: funzionari di multinazionali che prima di tutto pensano al proprio “cadreghino” trattando il prodotto come tratterebbero la vendita di biciclette o di bulloni. Secondo: industriali proprietari che pensano solamente a fare numeri senza valorizzare quel territorio da dove nasce il prodotto. Non parliamo poi di certe cantine sociali che per soppravvivere
    vendono l’uva dei propri soci e poi producono bottiglie di vin rosè a tutto spiano con vino che non si sa da dove arriva per essere battezzato nella nostra zona.Vogliamo continuare?Vogliamo parlare del Consorzio di tutela?………Credo veramente che l’unica speranza sia il Moscato d’Asti…proviamo ad investire i soldi che sono stati spesi per l’Asti Spuamante sulla promozione del Moscato d’Asti e vedrete i risultati…Pensate proprio che al contadino gliene freghi assai se anzichè 80 milioni di Asti Spumante si producessero 100 milioni di bottiglie di Moscato d’Asti?Si può fare? Nel mondo si commercializzano oltre un miliardo e mezzo di bottiglie di Moscato pensate che 100 milioni di bottiglie di Moscato d’Asti non trovino acquirenti?

    Buon Moscato d’Asti

    giovanni bosco
    presidente CTM

  5. @Contadina: come sempre verace e mordace nei tuoi interventi. Grazie! Ci vuole qualcuno che riporti sulla terra… massì, il ritornello è quello: Moscato e Asti tirano e tutto il mondo li cerca e apprezza. Di persona, a Bordeaux, ho visto buyers stranieri sgranare gli occhi davanti a chi – produttore, industriale, manager o sommelier – spiegava che il moscato d’asti non ha zuccheri aggiunti, ed è fatto solo con l’uva a differenza di vini stranieri – francesi ad esempio – per i quali è permesso aggiungere zucchero non di uva. Ragion per cui anch’io dico: il settore ha ottime potenzialità, ma ha ragione Contadina: ingraniamo la marcia e tiriamo fuori le idee – magari lanciare una doc Piemonte, con rese più alte della docg, per tipologie di vino più facili; alzare il prezzo medio del MdA docg (uva e bottiglie); consolidare l’Asti nei mercati emergenti… almeno io la penso così…

  6. Ma da queste boccucce sacciute nn esce mai nulla di nuovo? Sembra evidente che tutti attingono, ormai da mesi, dallo stesso copione: “momento d’oro x moscato e asti, liti inutili, bisogna fare squadra, ecc…” ma io aspetto fiduciosa una particella di sodio ke si stacchi dal coro con proposte e/o azioni più concrete e produttive. Indubbiamente è consolatorio sapere che il mercato tira nonostante gli atteggiamenti spesso puerili del comparto (viticolo, industriale, sindacale,…. nessuno si salva!) ma è ora d’ingranare la marcia signori!

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