Calosso Day 2024. Alla scoperta della Gamba di Pernice, il vino rosso astigiano a cui hanno negato il nome

inserito il 20 Maggio 2024

C’è una presunta ingiustizia nella storia del Gamba di Pernice, cioè il vino rosso Calosso doc, identificato da una piccola denominazione vinicola – appena 13 ettari, che erano appena 2 una decina di anni fa, compresi nei Comuni di Calosso e Costigliole d’Asti – riconosciuta nel 2011 ed entrata da pochi giorni nel Consorzio Barbera d’Asti e vini del Monferrato, e che oggi, 20 maggio 2024, ha celebrato il Calosso day.

L’ingiustizia sta nel nome. Il Gamba di Pernice è registrato come Gamba Rossa, «Un nome che non significa nulla» annota Albino Morando, agronomo, ricercatore, docente, vera autorità in materia di vitigni e vini del territorio calossese e non solo, che nel giorno dedicato al Calosso doc Gamba di Pernice riapre la “ferita” e ricorda come quel nome, poco più di dieci anni fa, fosse già stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, ma poi fu ritirato per le proteste dei produttori toscani produttori dell’Occhio di Pernice, un passito da uve bianche certo non confondibile col rosso piemontese. Ma tant’è.

Morando non rinuncia alla denuncia: «Evidentemente i toscani avevano santi protettori più forti dei nostri rappresentanti politici di allora. Peccato! Ora chiedo ai giornalisti di dare voce alla giusta rivalsa del Gamba di Pernice che, secondo me, deve riappropriarsi della sua identità, del suo nome». Fatto.

E intanto il Calosso Day, location la terrazza del ristorante La Crota d’Calos, con la conduzione di Pier Ottavio Daniele, autore per Slow Food, prende vita, oltre che dalle degustazioni, anche dalle note storiche di Morando che parlano di un vitigno antico, da più di un secolo conosciuto come Gamba di Pernice per via del colore rosso dei suoi viticci e del peduncoli dei grappoli che ricordano, appunto, la pelle rossastra delle zampe delle pernici.

Un vitigno che produce un’uva talmente buona e con vinaccioli tanto piccoli da poter essere mangiata come frutta. E qui arriva la seconda suggestione del prof. Morando: «Il gamba di Pernice fa un vino fantastico, leggermente speziato e aromatico, ideale per molte occasioni di consumo. Inoltre la sua uva è un frutto buonissimo. Offritelo insieme al vino. È un’accoppiata perfetta».

Ma che cosa rappresenta oggi il Gamba di Pernice Calosso doc lo racconta Valter Bosticardo, front man di un manipolo di produttori in crescita: «Oggi – dice – siamo 13 a vinificare il Calosso doc Gamba di Pernice, ma a breve arriveranno altre 17/16 etichette. In tutto la produzione è di cinquantamila bottiglie con prezzo medio tra i 6 e i 10 euro. È incredibile se si pensa da dove siamo partiti: pochi filari sparsi qui e là. La scoperta con una prima vinificazione di appena 100 litri e poi la collaborazione con i ricercatori universitari e la sorpresa di un vino che man mano che lo proponevamo incontrava il gusto dei consumatori».

Non solo italiani. Gli aneddoti dei produttori al Calosso Day si sprecano: dal professore universitario che nel suo ristorante di fiducia di Torino la prima cosa che ordina è una bottiglia di Gamba di Pernice, all’appassionato wine lover turista brasiliano che ha acquistato 150 bottiglie dell’annata 1990 e tutti gli anni ne stappa una e invia la foto al produttore. Belle storie.

Ma non bastano. Il vino bisogna venderlo, mica solo raccontarlo. C’è spazio per fare business e alzare un po’ il prezzo di questa ennesima chicca enologica dell’Astigiano? «Certo che c’è – sbotta Beppe Orsini, memoria storica e comunicatore di riferimento del bello e del buono piemontese in tema di vino, gastronomia e turismo -. Il Gamba di Pernice dovrebbe andare a 18/10 euro. Li merita tutti» sentenzia.

I produttori sono più prudenti. Dicono: «Qualche euro in più ci starebbe bene, ma – avvertono – bisogna considerare il mercato iper competitivo e le tante incognite commerciali da mettere sempre in conto».

Però la volontà di alzare l’asticella c’è e ne fa fede la presenza di molti giovani produttori che credono nel Calosso doc Gamba di Pernice.

Come ci crede il Comune di Calosso attraverso le parole del sindaco, Pier Francesco Migliardi: «Il Calosso doc è un vanto del nostro territorio» e le azioni di divulgazione come il libro del produttore Piero Bussi, “Guarda, sembra un giardino” che, come di legge in ultima di copertina, è “un viaggio affascinante tra le vigne e i vignaioli di Calosso”.

Infine c’è l’ultima provocazione di Albino Morando che c’entra e non c’entra col Calosso doc: il vitigno nebbiolo. Dice il prof.: «Anticamente almeno il 20% delle vigne di Calosso erano coltivate a nebbiolo. Ora non è più così ed è un peccato. I nostri vicini langaroli non sanno più dove piantarlo perché non hanno più spazio. Noi sì. Pensiamoci» Essì, vale la pena ragionarci anche per il bene del Gamba di Pernice che si ritroverebbe accanto uno dei vitigni più nobili del Piemonte che non abita, sia pure con valori e volumi diversi, solo le Langhe.
Intanto viva il Gamba di Pernice Calosso doc che deve fare la sua strada.

Filippo Larganà
filippo.largana@libero.it

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