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Bosco (Ctm): «Crisi dell’Asti docg? Colpa della poca pubblicità e… del Ventennio». E su Asti città esclusa dalla zona di produzione dice che…
A Nizza Monferrato dove fanno correre le botti

Bosco (Ctm): «Crisi dell’Asti docg? Colpa della poca pubblicità e… del Ventennio». E su Asti città esclusa dalla zona di produzione dice che…

Ecco la lettera di Giovanni Bosco, presidente del Ctm, il movimento spontaneo che promuove la cultura del Moscato, in merito ad alcuni temi che stanno agitando il settore e che saranno, con tutta probabilità dibattuti lunedì 10 giugno alla prima riunione della commissione paritetica tra Case spumantiere, rappresentanti dei vignaioli, dei vinificatori, delle cantine sociali e delle organizzazioni di categoria.

«In questi giorni sono iniziate le trattative per per le rese ed i prezzi dell’uva moscato vendemmia 2013. L’euforia degli anni 2011 e 2012 ormai è soltanto un dolce ricordo. Come avevamo previsto i 115 quintali per ettaro del 2011 ed i 108 quintali per ettaro del 2012 erano una forzatura per accontentare la parte industriale. Le vendite dell’Asti Spumante, non sostenute da una capillare ed intensa pubblicità, stanno crollando su tutti i mercati mondiali. Grazie soltanto a una forte richiesta di Moscato d’Asti  (25 milioni di bottiglie) quest’anno non avremo una resa per ettaro di 60/70 q.li per ettaro.

Negli anni ottanta-novanta, come presidente del CE.P.A.M coadiuvato da alcuni piccoli produttori di Moscato d’Asti, mi battei affinchè la dogc fosse riconosciuta non solo per l’Asti Spumante ma anche per il Moscato d’Asti. Il Consorzio dell’Asti spumante era contrario e solo con l’intervento del Dr. Giacomo Oddero, presidente della Camera di Commercio di Cuneo, della Coldiretti (Ravotto) e dell’Asprovit (Biestro) si riuscì ad ottenere questo importante risultato per tutta la zona di produzione.

Asti Spumante e Moscato d’Asti dogc. Per il Moscato d’Asti solo per la versione a tappo raso, per la versione spumante (Moscato d’Asti Spumante) tutte le porte rimasero chiuse. Fino agli anni ’90 le denominazioni d’origine era tre: Asti spumante, Moscato d’Asti e Moscato d’Asti Spumante. Si disse che la parola Moscato d’Asti Spumante avrebbe creato confusione. La parte industriale pensava di trasformare con importanti interventi pubblicitari l’Asti in un prodotto come lo Champagne o il Prosecco. Purtroppo il tempo e soprattutto i mancati interventi pubblicitari hanno smentito le rosee previsioni.

Mentre lo Champagne ed il Prosecco pur prendendo il nome dal territorio sono diventati simbolo di un prodotto(pochi sanno dove si trova la regione di Champagne e la frazione Prosecco) per l’Asti spumante questo non è successo. Asti continua ad essere considerata una città simbolo di un territorio e non simbolo di un prodotto.

Non esistono, infatti, prodotti tipo Pinot di Champagne o Chardonnay di Prosecco mentre sul mercato troviamo  il Barbera d’Asti, il Dolcetto d’Asti, la Freisa d’Asti senza dimenticare il Moscato d’Asti.

Ben diverso sarebbe stato il risultato se la parte industriale non avesse obbedito all’imposizione del regime fascista degli anni ’30 quando volle sostituire il Canelli Spumante con l’Asti Spumante. Ma si sà in quegli anni chi non obbediva ai desideri del podestà finiva come Cesare Pavese…al confino.

Urge pertanto ripristinare, prima che sia troppo tardi, il prodotto Moscato d’Asti Spumante, soprattutto in questo momento che la parola Moscato è ben accettata sui mercati mondiali (oltre un miliardo e mezzo di bottiglie vendute). Un consiglio senza rischi di…confino

Buon Moscato d’Asti…Spumante»

Giovanni Bosco, presidente C.T.M.

 

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  1. nonostante sia agricoltore sono laureato in Storia e combatto quotidianamente contro chi mi dice che la storia non serve a nulla. ha detto bene bosco, ci deve essere un solido retroterra culturale, ma credo che bisogna anche guardare avanti e agire.

  2. Caro Vola, beato te: a me dieci ore al giorno di lavoro non bastano, visto che il Moscato lo coltivo, lo vinifico e cerco pure di venderlo correndo come un leprotto per tutto il mondo. Io agisco in quel modo lì, e le cose concrete le faccio in quel modo lì. Proprio perché non vendo uva un tanto al miria (conferita, pagata e salutata) mi sono reso conto quanto sia importante il “retroterra” di un vino; l’appeal, il carisma, il fascino che sa suscitare anche solo dal nome. E ti parrà strano, ma questo “retroterra” è fatto proprio di quelle cose che chiami quisquilie; di cui l’Asti al giorno d’oggi è drammaticamente carente, ed il Moscato d’Asti fatica non poco a farle proprie.

  3. @ Gianluigi e Luca. Io credo che ogni proposta buona o cattiva che sia deve contenere un pò di radici, deve avere delle buone fondamenta..altrimenti la “casa” non starebbe in piedi. Io credo che l’intervento del prefetto di Asti Vincenzo Buronzo che nel 1932 volle fortemente il Consorzio del Moscato d’Asti e dell’Asti Spumante influì sulla scelta della parola Asti Spumante anzichè Canelli Spumante. Uno dei capisaldi della letteratura sul Moscato è quel libro scritto da A.Strucchi e M.Zecchini ” Il Moscato di Canelli”. Siamo nel 1895 e da parecchi anni sulle nostre colline si coltiva l’uva moscato. Ebbene nella lettura di questo piacevole libro la parola Asti spumante non viene mai citatata. Troviamo infatti Moscato Semplice, Moscato Spumante, Moscato Champagne, Moscato Appassito , Moscato Secco, Moscato x Vermouth, Cognac di Moscato, Aceto di Moscato e soprattutto Moscato di Canelli. A pag. 137 del libretto edito dalla U.T.E.T. leggiamo ” I paesi ove si fa pubblico mercato delle uve Moscato non sono molti. La stessa città di Asti, per quanto abbia il più freguentato mercato di uva del Piemonte e forse d’Italia, ove annualmente si smerciano da un milione a un milione e cinquecento miriagrammi di uva, non ha mercato e quotazione speciale per le uve Moscato….Mercati principali delle uve Moscato sono Canelli, che è senza dubbio il più importante….indi Acqui, Nizza Monferrato, ed anche un poco la non lontana Alba…” Soltanto in seguito “qualcuno, sbagliando (a mio avviso) scelse la denominazione “Asti Spumante” anzichè “Canelli Spumante”. Come Santostefanese Docg (Città in eterna lotta con Canelli) mi costa tantissimo riconoscerlo…
    Buon Moscato d’Asti…Spumante

  4. tutte interessanti le citazioni, ma sta di fatto che quest’anno l’Asti non pare sia andato un gran chè e chi rischia di rimetterci sono..indovina chi? gli stessi che in questi giorni in cui si parla del prezzo (ma il contratto non era già firmato a 10, 65?) e delle rese (che indubbiamente dovranno calare per non creare giacenze enormi) in questi giorni lottano nei filari contro nottue, caprioli, vento, freddo, pioggia, peronospora e chi più ne ha più ne metta..scusate i termini ma sono leggermente stufo di vedere gente che si accapiglia su sottigliezze invece di badare al sodo delle cose. sui libri di storia i grandi personaggi si dividono in perdenti e vincenti e sono sempre state le grandi azioni ad essere ricordate. interessante il fatto che il nome asti venga citato in più occasioni e quanto grande sia stato ed è il suo nome, ma ora non si vende. ora che marcel proust possa far salire le vendite e ripagare gli intrepidi vignaioli delle loro fatiche? pur amando la letteratura temo proprio di no.. quindi lor signori concentriamoci sulle cose importanti e non sulle quisquiglie: se il signor bosco fa una proposta cerchiamo di valutare se può essere una soluzione o meno perchè qua mi pare che siano in molti a chiaccherare e in pochi ad agire con idee concrete. ribadisco: chiedo scusa per i toni, non ce l’ho con nessuno, ma cercate di capire chi lavora 10 o più ore al giorno, festivi compresi,cercando di arrancare in un’annata tremenda e in una situazione di crisi globale spaventosa. invece di far gare di erudizione e litigi cerchiamo di smuovere qualcosa..se no tra qualche anno non ci sarà più nulla da discutere su questo blog riguardo ad asti e moscato d’asti o moscato d’asti spumante..

  5. Caro Giovanni, io non sto a disquisire sulle fortune commerciali di una tipologia rispetto ad un’altra in un determinato anno; i miei commenti volevano solo chiarire che la denominazione “Asti” (tanto per lo spumante che per il tappo raso) non fu un’imposizione del fascismo, ma fu una scelta dell’intero comparto produttivo maturata ed affermata già parecchio tempo prima. Indipendentemente dalle conseguenze che ebbe, e dai consigli di Buronzo. 🙂

  6. La dicitura Asti Spumante era così ben radicata nella testa dei consumatori che nel periodo 1956/57 contro i 4 milioni di bottiglie di Asti spumante furono vendute ben oltre 5 milioni di bottiglie di Moscato d’Asti e quasi 12 milioni di bottiglie di Moscato Piemonte (Storia del consorzio dell’Asti-Giusi Mainardi). Aldilà del “consiglio” del podestà di Asti Vincenzo Buronzo( nessuno dei viventi era presente), io sono convinto che i soldi spesi in questi ottant’anni dalle ditte e dal Consorzio x l’Asti Spumante fossero stati spesi per il Moscato d’Asti nelle due versioni Tappo raso e Spumante forse non saremmo in questa alternante situazione.
    Buon Moscato d’Asti…Spumante

  7. Anche il premio Nobel Roger Martin Du Gard ricorda l’Asti nel suo capolavoro “Les Thiebaud” del 1920. Uno dei suoi personaggi è uno strano bevitore, che disprezza lo Champagne e beve solo Asti, però lo beve da cani: caldo e senza farlo schiumare”

  8. Filippo, la citazione dell’Asti è in “Du côté de chez Swann”, il primo volume dell’opera di Marcel Proust “Alla ricerca del tempo perduto”.

    Alla sua uscita diversi editori si rifiutarono di pubblicare questo volume, che infine sarà pubblicato a spese dell’autore, nel 1913, dall’editore Bernard Grasset. Il riferimento all’Asti è dunque del primo decennio del Novecento.

  9. aggiungo alla precisazione di Gianluigi Bera che, poco tempo fa, ad una famosa riunione pubblica a Canelli fu Vittorio Vallarino Gancia a dichiarare che la scelta definitiva di puntare sul nome “Asti” fu avvalorata da suo nonno… Inoltre confermo la citazione di Proust (1931) ma anche di Ettore Petrolini, che nel suo lavoro teatrale “Nerone” rappresentato nel 1931, celebrava l’Asti spumante… il filmato è visibile su youtube e anche sul blog del consorzio dell’Asti, http://www.astidiocgblog.com

  10. Il regime fascista non c’entra niente con la denominazione “Asti”, che era già affermata e maggioritaria agli inizi del Novecento per designare lo spumante fatto con il Moscato di Canelli; del quale, per contro, non esisteva una versione “tappo raso” se non prodotta a livello domestico. Non è un caso se nel 1913 Marcel Proust cita l’Asti nel suo capolavoro.
    Il nome “Asti” fu una precisa scelta di marketing fatta dalle principali industrie imbottigliatrici dell’epoca, che com’è noto non erano solo a Canelli (Pessione, Santa Vittoria, la Città di Asti, Costigliole etc. etc.). Furono esse a puntare su un nome “di territorio esteso ” seguendo l’esempio dello Champagne, piuttosto che un nome “municipale” di ambito ristretto come il Barolo. La prima legge sui vini tipici negli anni Trenta non fece che prendere atto di una realtà già consolidata da tempo.

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