Il primo sì all’Asti docg nella tipologia Secco, è arrivato nel pomeriggio di oggi, 16 febbraio, dalla commissione tecnica del Ministero delle Politiche Agricole.
Un primo passo a cui ne dovranno seguire altri attraverso un iter burocratico che, secondo il direttore del Consorzio di Tutela dell’Asti, Giorgio Bosticco, poterà entro maggio il via libera ufficiale al nuovo spumante non dolce fatto con uve moscato a docg.
Intanto l’assessore all’Agricoltura della Regione Piemonte, Giorgio Ferrero, che ha seguito da vicino l’intera vicenda, ha espresso soddisfazione.
Questa la sua dichiarazione riportata dall’Ansa: «E’ un primo importante passo. La nuova tipologia rappresenterà un momento significativo del rilancio dell’Asti docg». Ferrero ha inoltre lodato il «gioco di squadra» fatto da tutta la filiera.
Anche il direttore Bosticco ha espresso soddisfazione e speranza che il nuovo spumante possa essere accolto favorevolmente dal mercato. Ha detto: «È una novità importante. Certo non potrà essere presentata al prossimo Vinitaly, ma da fine maggio le aziende potranno già muoversi per i primi contratti».
E proprio la fiera di Verona, in calendario per i primi di aprile, potrebbe essere un ottimo banco di prova per assaggi, per così dire, “ufficiosi” dell’Asti Secco.
C’è da ricordare che il nuovo prodotto non era stato accolto con favore da alcuni competitor, soprattutto da quelli del Prosecco che vedevano nell’Asti non dolce un nuovo concorrente in un segmento che è saldamente in mano loro.
Con il primo sì del comitato tecnico ministeriale le cose dovrebbero giocare a favore dei piemontesi. «D’altronde – ha precisato Bosticco – la nuova tipologia rispetta tutte le normative europee e non c’era e non c’è alcun motivo per bloccarla».
Ora la parola passa al Comitato nazionale vini Dop e quindi al Ministero.
fi.l.
l’importante è che non si stia “secchi” nel bere l’Asti Secco…..non l’ho assaggiato…..per quanto moscati vinificati secchi (ma non frizzanti) non siano certo una novità……vedremo……sono curioso di vedere se riuscirà a ritagliarsi uno spazio di mercato
Il vice presidente del Consorzio dell’Asti, Ma rassodare, ha ragione, la denominazione corretta è Asti Secco. Dry lo abbiamo messo solo nel titolo (non nel post) per ricordare come in un primo tempo si pensò anche a quella dicitura. Detto questo, nonostante la scelta ufficiale, noi di sdp restiamo affezionati a “dry” che sarebbe stato più moderno e immediato di secco che, lo ripetiamo in coro con il vicepresidente Marasso, resta la denominazione ufficiale e legale.
Ricordo e sostengo che si chiama asti secco non per essere ripetitivi ma per parlare tutti la stessa lingua e lo stesso messaggio da divulgare ai consumatori!