
Non si arresta la grande corsa del Gavi Docg. I numeri del 2022 lo confermano: con oltre 100 mila ettolitri di vino e oltre 14 milioni di bottiglie prodotte e vendute, la denominazione del grande bianco piemontese conferma un trend di crescita positivo che, già lo scorso anno, aveva polverizzato tutti i dati di produzione precedenti.

“Nonostante un’annata difficile e la complessità della situazione internazionale, abbiamo già imbottigliato il 92% della produzione 2021 e dato fondo alle scorte; mantenendo in crescita i prezzi delle uve e del vino sfuso – che sono costantemente aumentati fino ad oltre il 100% dal primo accordo interprofessionale nel 2010 – grazie ad un’efficace governo della denominazione che ha garantito equilibrio tra domanda e offerta”. commenta il presidente del Consorzio Tutela del Gavi Maurizio Montobbio (foto) che prosegue: “E se a livello di volumi non possiamo fare di più – la denominazione di estende su 1600 ettari di vigneto compresi nel territorio di 11 comuni della provincia di Alessandria – dobbiamo mirare alla crescita in valore del Gavi mettendo l’identità di questo vino al centro dei nostri progetti di promozione, puntando sul territorio, valorizzandolo, cogliendo l’opportunità di un potenziale naturale che rappresenta un unicum nel mondo”
Il Gavi Docg, infatti, è prodotto da uve 100% Cortese: questo vitigno di millenario insediamento nel Piemonte Sudorientale, unico luogo in Italia dove sostanzialmente viene utilizzato in purezza, ha dimostrato una grande resistenza agli episodi metereologici estremi che hanno caratterizzato il 2022 e una decisa adattabilità.
Il microclima della zona favorisce la produzione del Cortese: queste terre costituiscono un terroir perfetto per l’affermazione del profilo organolettico fine ed elegante di questa uva bianca, confermando che la scelta di puntare sul Cortese fatta dai produttori quasi mezzo secolo fa è stata premiante. Oggi il Gavi Docg, grazie al proprio terroir e alla viticoltura di qualità promossa dai singoli produttori, è un vino estremamente riconoscibile ed espressione del proprio territorio.
“Dobbiamo scommettere maggiormente sulla tipologia Riserva, che esalta la straordinaria capacità del Gavi di evolvere nel tempo. I produttori stanno seguendo questa strada offrendo carte del vino in cantina più profonde, mettendo a disposizione dei consumatori e dei clienti annate diverse, non solo l’ultima vendemmia. Così come abbiamo la fortuna di proporre un vino versatile e contemporaneo, che si sposa a cucine diverse, internazionali e a scelte alimentari più vegetariane” spiega ancora Maurizio Montobbio.
Identità, filiera, versatilità: sono i punti di forza del Gavi Docg, i pilastri di un’attività promozionale internazionale che, nel 2023, porterà il Gavi Docg a Copenaghen, Londra, New York e Phoenix ricalcando la filosofia perseguita dal Consorzio Tutela del Gavi anche in Italia.
A 30 anni dalla sua fondazione nel 1993, il ruolo del Consorzio è cresciuto con la denominazione fino a diventare regista di una governance attenta e di una gestione organica e strategica delle risorse provenienti dall’OCM vino, dai Programmi di Sviluppo Rurale (Psr), e più recentemente del PNRR.
Insieme ai produttori, alle amministrazioni comunali e alle altre istituzioni locali e regionali, il Consorzio Tutela del Gavi è diventato un catalizzatore di azioni produttive e promozionali, che continuano a sostenere l’affermazione del Gavi nel mondo con oltre l’85% del vino venduto sui mercati esteri.
“Il risultato più evidente di tanto lavoro è il numero di bottiglie prodotte, passate da 10 milioni ad oltre 14, dal 2010 ad oggi. Chiave di volta, questa, che ha dato la possibilità alle imprese di investire in accoglienza, cura del territorio ed attenzione per l’ambiente: una cresciuta reputazione e sostenibilità da lasciare alle future generazioni” conclude il presidente Montobbio.