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Lettera a Draghi. In vista di nuove misure Covid il mondo del vino (quasi tutto) scrive al presidente del Consiglio. «Meno chiusure per aiutare la filiera». Intanto il Piemonte diventa arancione

Da lunedì il Piemonte diventa zona arancione. Le varianti del virus insieme, occorre dirlo, alle crepe nell’ottemperanza delle misure contro il Covid, hanno fatto alzare l’indice dei contagi.

Si profilano, dunque, nuove chiusure delle attività commerciali con il mondo della ristorazione e dalla mescita che resta osservato speciale soffrendo, anche questo è da sottolineare, di gravissimi danni causati da decisioni tese a contenere la pandemia e a non rischiare vite e salute pubblica.

In questo contesto i rappresentanti della filiera vinicola (con alcune assenze), che nella ristorazione e nei circuiti di mescita al pubblico, hanno una parte importante del proprio canale commerciale, hanno inviato un appello a Mario Draghi.

Giorgio Mercuri di Alleanza delle Cooperative italiane – Agroalimentare); Riccardo Cotarella di Assoenologi; Dino Scanavino presidente nazionale della Cia – Confederazione Italiana Agricoltori; Massimiliano Giansanti di Confagricoltura; Francesco Verrascina di Copagri; Riccardo Ricci Curbastro di Federdoc); Franco Boscaini di Federvini e Ernesto Abbona dell’Unione Italiana Vini, hanno scritto al presidente del Consiglio chiedendo misure meno stringenti per la vendita di vino nei locali pubblici.

Saranno ascoltati? La lettera integrale qui sotto.




 
 

 

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