Chi dice che Oscar Farinetti sia un imprenditore illuminato o “verde” o progressista sbaglia. Perché Mr Eataly è un imprenditore. Punto.
Un uomo d’affari, , ex patron di Unieuro oggi al timone di attività agroalimentari di successo, che ha scoperto, meglio, riscoperto, una filosofia commerciale vecchia come il mondo: è più conveniente produrre ottimi prodotti da vendere a prezzi ritenuti corretti dai consumatori, piuttosto che accodarsi alla pletora di produzioni scadenti o appena sufficienti, buone per acquisire larghe fette di mercato, ma pessime per costruire l’immagine necessaria a conquistare consensi (e soprattutto il portafogli) dei clienti che contano, quelli della classe media, disposti, nonostante la crisi, a spendere un po’ di più, ad esempio, per un vino che rispetti ambiente e tradizioni.
La prova del nove che dimostra come l’omino coi baffi abbia davvero quel “sense for business” che fa la differenza, la si è avuta qualche giorno fa, a Fontanafredda, in quel di Serralunga d’Alba, quartier generale di tutte le truppe enoiche made in Farinetti.
Lì il fondatore di Eataly ha chiamato a raccolta agenti di vendita e giornalisti per fare annunci eclatanti sul futuro della storica maison di vino donata da un re alla sua amante.
Intanto il nome. Fontanafredda – di cui il gruppo Eataly ha la maggioranza acquistata 18 mesi fa dal Monte dei Paschi di Siena che l’ha guidata per molti anni – non si chiamerà più così, ma Mirafiore-Fontanafredda, riacquistando il marchio venduto 77 anni fa ai canellesi della Gancia.
Poi c’è l’impegno in vigna con, attraverso una squadra di tecnici e agronomi, il traguardo di avere raccolto nel 2009, primi in Piemonte e tra i pochissimi in Italia, grappoli d’uva a residui zero. Ovvero nessun elemento chimico è stato usato tra i filari. Un fatto, questo, che si è propagato in cantina con la produzione di vini, attraverso l’uso di gas inerti, con appena il 25% di solfiti. L’obiettivo, ovviamente, è di arrivare a zero. E c’è anche la questione dei lieviti, quegli “animaletti” che formano il dna del vino con seguito di aromi e sapori non clonabili.
Ebbene, Farinetti torna all’antico e si chiede come mani si utilizzano lieviti australiani invece che autoctoni. «Se i lieviti sono lo sperma del vino – afferma dosando sapientemente provocazione verbale, determinazione imprenditoriale, abile comunicazione e esigenze di marketing – io non voglio un vino albese fatto con lo sperma australiano. Voglio un seme locale. Di più. Voglio lo sperma della stessa vigna da cui proviene l’uva usata per fare quel vino».
Ok. Ce n’è abbastanza per solleticare l’ego di qualsiasi ricercatore universitario. E così ecco i cervelloni dell’Università di Torino mettersi all’opera per distillare lo sperma indigeno delle colline di Langa.
Non mancano le bottiglie di design originale (i Volumi Bollati negli inediti contenuti da mezzo litro, un litro e un litro e mezzo) costruite appositamente per Mirafiore-Fontanafredda con l’85% di vetro riciclato rispetto al 40% del resto del mercato; e quelle nuovissime della linea d’eccellenza “Casa E. di Mirafiore”.
A fine convention, nel corso della quale Oscar Farinetti ha sfoderato tutta la verve e l’abilità del self-made-man, stile di famiglia ereditato dal papà, abilissimo commerciante e uomo d’affari nella Alba del Dopo Guerra, ecco la stoccata di Mr Eataly: «Ho capito che dobbiamo lavorare bene per avere successo e conquistare il mercato con il rispetto della Natura e delle tradizioni». Applausi. Non potrebbe essere altrimenti.
In un’Italia che vede i capitani d’industria attraverso la lente di un altro “omino” che quasi dal nulla ha creato un impero di tv e giornali approdando alla politica, Farinetti ci sta eccome, magari con una connotazione politica contraria (o uguale che dir si voglia).
Infine qualche numero: Mirafiore-Fontanafredda è una tenuta da 122 ettari che produce ogni anno 7 milioni di bottiglie e un giro d’affari di 35,8 milioni di euro (+13% nel 2009 rispetto all’anno prima).
Non è poco per una sfida “verde” dove il verde della natura per una volta si fonde armoniosamente (e, sia ben chiaro, non c’è proprio nulla di male) con il verde dei soldi.
Filippo Larganà (filippo.largana@libero.it)
Oscar Farinetti non nasconde il suo pensiero, anzi, cerca di esternarlo a ogni occasione. Ecco la sua ricetta con le doti necessarie per chi voglia intraprendere con successo:
Amicizia
Dubbio
Coraggio
Tenacia
Onestà (regole e rispetto verso il prossimo).
Furbizia (unita ad orgoglio)
Capacità di analisi
Culo (sic,)
Originalità ( cercando di essere “veri”.)
Farinetti classifica le persone che collaborano con lui secondo questi parametri:
I vincenti
I meravigliosi
I giusti
I concreti
I fuoriclasse
In base a queste peculiarità sceglie i collaboratori (almeno quelli a lui vicini). Notoriamente paga profumatamente i migliori e non esita a liberarsi dei”posapiano”.
La mia opinione è che comunque lo si inquadri sta dimostrando di essere dotato di coraggio, furbizia,…culo e capacità comunicative straordinarie,