Cambiano i vertici del Consorzio del Gavi. Il nuovo presidente è Maurizio Montobbio, viticoltore di Capriata dOrba, suoi vice Gianfranco Semino, presidente della Cantina Produttori del Gavi, e Massimo Marasso, enologo della Fratelli Martini spa di Cossano Belbo in provincia di Cuneo.

Montobbio, tecnico agronomo quarantacinquenne, è titolare dell’azienda viticola Tenuta Gazzolo che festeggia quest’anno la 30ª vendemmia nel Gavi e rappresenta la continuità con le passate gestioni. Da nove anni consigliere del Consorzio, negli ultimi tre si è occupato del coordinamento delle attività tecnico-agronomiche, dei rapporti con le pubbliche amministrazioni e le organizzazioni professionali agricole.
Attivo da sempre nel mondo delle associazioni, è stato per tre anni componente della commissione paritetica regionale come portavoce della parte agricola ed è per Confagricoltura, presidente provinciale della sezione vitivinicola e presidente della zona Acqui-Ovada.
Per la prima volta a Gavi e rarissimo caso in Italia, un Consorzio di tutela sarà guidato da un viticoltore e non da un vinificatore. «È il sintomo dell’attenzione che il territorio dimostra nei confronti del vigneto, sia come culla di un grande vino di qualità sia come elemento paesaggistico, culturale da tutelare anche e soprattutto dal punto di vista della sostenibilità ambientale» fanno sapere dal Consorzio.
Il programma del neo presidente: «Per il prossimo triennio – ha detto Montobbio – darò continuità al lavoro del mio predecessore, Gian Piero Broglia, che ha sempre sostenuto e aiutato e al quale va il mio ringraziamento per i risultati ottenuti. I quattro elementi qualificanti dell’attività consortile – ha dichiarato il presidente – saranno: l’enfatizzazione dell’originalità del vitigno cortese, come varietà autoctona, la cui coltivazione è documentata da oltre mille anni. La valorizzazione della territoritorialità. Il Gavi è un territorio caratterizzato da un microclima particolare dovuto alla vicinanza al mare e da un storico legame con Genova, testimoniato dalle splendide ville seicentesche sedi di storiche tenute vitivinicole e da numerosi castelli tra cui spicca il Forte di Gavi». Ma si guarda anche alla sostenibilità: «Non solo perché la chiedono i consumatori – ha detto Montobbio – ma soprattutto perché la dobbiamo ai nostri antenati, che da infinite generazioni ci tramandano questo eccezionale patrimonio, e alle future generazioni cui dobbiamo garantire un altro millennio di successi e soddisfazioni». Infine la promozione in campo nazionale e internazionale della filiera enogastronomica, attraverso le buone pratiche di promozione in cui alla produzione del Gavi si integrano la storia, la cultura e lambiente di un intero territorio.
Elementi che combaciano anche con le linee guida indica dai Piani Integrati di Filiera dal 2016 al 2020. «Il Consorzio – dicono da Gavi – è pronto ad affrontare le nuove sfide con l’entusiasmo di consiglieri giovani e motivati, consapevoli che è necessario fare squadra per promuovere in Italia e all’estero l’immagine di questo grande bianco piemontese, espressione di terroir, tradizioni e cultura unici al mondo».