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Nomine. Andrea Faccio (da Canelli) a capo della giunta vino nazionale di Confagricoltura. «Primo impegno? Capire come usare il testo unico»
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Nomine. Andrea Faccio (da Canelli) a capo della giunta vino nazionale di Confagricoltura. «Primo impegno? Capire come usare il testo unico»

Il 31 marzo Andrea Faccio, produttore vinicolo astigiano, era a manifestare davanti a Montecitorio contro l’applicazione dell’Imu sui terreni agricoli.

Andrea Faccio
Andrea Faccio

Lo stesso giorno, forse anche per evitare concomitanze con una data goliardica, è stato nominato presidente nazionale della Federazione vitivinicola di Confagricoltura che fa capo all’associazione di categoria guidata dall’imprenditore agricolo ferrarese, Mario Guidi.

Faccio, 44 anni, nel mondo vinicolo da quando ne aveva 20, è titolare di una cantina con sede e vigne sulle colline tra Canelli e Agliano Terme, terre di moscato e barbera. Da anni è impegnato nella rappresentanza sindacale del settore agricolo, come vicepresidente di Confagricoltura Asti e presidente della federazione regionale vino di Confagricoltura Piemonte.

Ecco cosa ha dichiarato a SdP.

SdP – Un presidente piemontese alla guida di un settore così strategico nella rappresentanza. Vuol dire che i piemontesi hanno smesso di usare lo slow profile?

Faccio – «Non direi che siamo stati a guardare. Ultimamente molti piemontesi sono in posti chiave. Non solo in Confagricoltura. Credo che la mia nomina sia stata il riconoscimento al lavoro e all’impegno degli imprenditori vinicoli piemontesi».

SdP – Tuttavia il Piemonte del vino è e resta in effervescenza. Parte agricola spaccata, case vinicole che spesso operano in modo individuale…

Faccio – «L’effervescenza è un po’ nel nostro DNA. Ma posso assicurare che anche in altre parti d’Italia ci sono confronti decisi. Ora è tempo, però, che ci si impegni tutti con la massima serietà per riuscire a unire la filiera su obiettivi comuni»

SdP – Quali?

Faccio – «Penso alla globalizzazione, ai mercati esteri, al mercato italiano che fa riconquistato, all’italian sounding che va combattuto con la presenza e la comunicazione dei nostri vini in quei mercati, per far capire qual è la differenza tra un moscato tout court e un Moscato d’Asti, tra una Barbera californiana e un Nizza, tra un Persecco e un Prosecco di Valdobbiadene».   

SdP – Poi c’è il fronte delle leggi sul vino…

Faccio – «Guardi il primo impegno che ho come presidente è quello di affrontare la questione del testo unico sul vino, la legge che è stata presentata, in parte, al Vinitaly, dal ministro Martina e dall’on. Fiorio, vicepresidente della CommAgri della Camera e astigiano come me…»

SdP – La soddisfa il testo?

Faccio – «Me solo sono studiato. Diciamo che si poteva fare di più. Prendiamolo come un inizio. Ma c’è ancora molto da fare».

SdP – Parliamo di Piemonte. Con lei presidente nazionale di un’associazione che raggruppa maisons dai nomi importanti come Antinori, Frescobaldi, Caprai, lo stesso Zonin che nell’Astigiano ha tenute e vigneti, crede che il mondo del vino piemontese troverà unità di intenti e operativa?

Faccio – «Io lavorerò in quel senso. Non mi illudo. C’è molto da lavorare. Ma credo che i tempi siano maturi. Il Piemonte ha enormi potenzialità vitivinicole. È stata la prima regione italiana a dotarsi sono di doc e docg, evitando le Igt. Una scelta molto criticata, ma che ora molte altre regioni vitivinicole vogliono imboccare. Qualcosa vorrà pur dire. Però c’è un nodo cruciale…»

SdP – dica…

Faccio – «La comunicazione. Il Piemonte comunica a scatti, balbetta. E a voci alternate, mai con una voce sola. Istituzioni e Consorzi si sono adoperati, hanno impiegato risorse. Ma con risultati non sempre soddisfacenti.  Ecco sono convinto che prima vada effettuato un percorso di consapevolezza. Il Piemonte ha vitigni e vini eccezionali. Un patrimonio di paesaggi vitivinicoli unico al mondo e che, anzi, è stato eletto a patrimonio dell’Umanità tutelato dall’Unesco. Spesso ce ne dimentichiamo (SdP lo ha evidenziato nel reportage sul Vinitaly, leggi qui). Partiamo da questo e ricreiamo l’orgoglio di essere produttori piemontesi di vino. Un must già così».

SdP – E il resto d’Italia?

Faccio – «È al top della produzione vinicola mondiale e deve essere consapevole di esserlo».

SdP – In che senso?

Faccio – «Nel senso che i nostri vini sono eccellenze indiscusse nel mondo. Penso, ad esempio, a Barolo e Brunello, ma anche all’Asti al Prosecco. Da lì dobbiamo partire per farli conoscere. Magari puntando su qualcosa di non clonabile e assolutamente nostro: il territorio. Quello nessuno ce lo potrà copiare».

 

 

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